I personaggi delle serie "Angel" e "Buffy, the vampire slayer", appartengono a Joss Whedon, la WB, ME e la Fox, l'autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
Crossover con la serie televisiva Highlander. Anche in questo caso, i personaggi appartengono ai legittimi proprietari e l'autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.
Ovviamente non accampo diritti nemmeno sull’attore scelto per impersonare il personaggio inedito.
Si è trattato di una scelta legata a molti fattori di stampo soggettivo. Senza lucro, calunnia o altro.

E Edward non appartiene a nessuno… tranne che alla sottoscritta (e micia si accontenterà della dedica…;)


ETERNITA’

Universo.

Sistema solare.

Pianeta Terra.

America.

Los Angeles.

Hyperion.

 

Scantinato.

 

Un posto microscopico, parte di una vastità incalcolabile.

Eppure, al suo interno, una forza e una storia così grandi da coinvolgere il destino di molti, se non dell’umanità intera.

 

Un eroe.

Il suo demone interiore.

La sua anima quasi sottomessa.

 

E un vampiro biondo impegnato  a giocare con tutto questo.

 

Chino sul suo  sire, avvinghiato con il corpo al suo corpo, le braccia tese allo spasmo dietro la testa, a bloccarlo. Uno sguardo sensuale quanto pericoloso.

E una mente impegnata ad urlargli il pericolo che sta correndo senza alcuna garanzia sul risultato.

 

In uno spazio privo di tempo, nato per una lotta senza precedenti, Angel fronteggiava lo stesso essere  che stava lentamente prendendo possesso del suo corpo.

A poco a poco, le catene che lo intrappolavano, divenivano più strette, annebbiandogli la vista, facendogli bruciare i muscoli.

Una mano gli premeva la carotide, obbligandolo ad alzare il mento.

“Allora..” – Angelus gli sorrise, carezzandogli il viso con un dito – “Non sei contento di vedermi?”

 

Sotto il suo peso, la risata di Angelus salì di intensità, cancellando il ricordo di quella spontanea e sincera che era risuonata poco prima.

Spike sentì la gola invasa da un fiotto di sangue, forte tanto da provocargli un capogiro.

Il sapore di un demone trionfante.

 

“Angelus…”

“Precisamente.” – annuì il demone – “come nei tuoi incubi migliori…”

 

Già…

 

Non era sua abitudine, negare l’evidenza….Sotto di lui, ora, si muoveva Angelus o, almeno, qualcosa che gli si avvicinava molto.

 

Tra  le sue labbra, in un palpito, andava spegnendosi il sapore di Angel, ormai quasi sconfitto. Ed era un sapore che faceva paura.

Eppure Spike, con gli occhi socchiusi, ne bevve un’ultima sorsata.

La perdita di sangue l’avrebbe indebolito.. ma, soprattutto, avrebbe dato a Spike un appiglio.

Per non dimenticare…

 

Angelus si passò una mano sul collo, con aria perversa.

“Un demone con l’anima  sta bevendo dal nostro collo.” – mormorò, sornione –“ E questa non è una cosa accettabile…”

Angel sbattè le palpebre, cercando di mantenere il contatto con il suo corpo.

Percependo i denti di Spike, il suo succhiare spietato.

Cosa…come era accaduto?

“Smettila, William…”

“oh, mia caro Angel…ma è tardi, ormai. Niente potrà più fermarmi…”

 

“Allora, Spikey.” – sussurrò il demone di Angel al suo orecchio – “Contento di vedermi?”

Spike non gli rispose, piantando profondamente i denti nella carne. E  sentendo, allo stesso tempo, le zanne del suo nemico penetrargli nel torace.

Angelus, senza aspettare inviti, gli ricambiava il favore. Inclinando appena la testa, provando un gusto immenso nel lacerargli la carne in un punto più doloroso che succulento. Sopra il cuore,  scalfendogli le ossa, investendolo quasi, con la sua aura demoniaca, sentendo il demone di Spike desiderare raggiungerlo. E la sua forza, la dannata forza contraria della sua anima, avere ancora la meglio.

 

“Spike mi teme.” – commentò, con un certo autocompiacimento, accarezzando i capelli di Angel, quasi in ginocchio. Lo sovrastava, senza ostentare forza – “non vede l’ora di tornare da me… mi respira, come se fossi aria di montagna.”

Angel sbattè le palpebre, raddrizzandosi. Rialzandosi, a fatica, fino a guardare, viso a viso, Angelus.

Voleva combattere.

Non avrebbe lasciato che toccasse Spike.

Angelus lo guardò, con affettuoso disprezzo. Senza far nulla per fermarlo.

“Tranquillo.” – sussurrò, battendogli una pacca sulla spalla – “Una cosa alla volta.”

 

Questa lotta interiore, lo portò a staccare le labbra insanguinate e accostarle all’orecchio del suo assalitore.

“Bene, bene… e dimmi, Spike.. se l’anima che bloccava me ha ceduto… cosa pensi possa fare quell’inetta dell’uomo che eri?”

Quella domanda, appena sussurrata all’interno di una risata, ebbe su Spike l’effetto di una scossa, o di un soffocamento.

Inarcò la testa, cercando di immaginare gli occhi neri e bui del suo sire, ancora nascosti dalla fascia di seta. Sentendo il sangue rigargli il mento, mentre tornava ai suoi lineamenti umani.

“Non sentirti così padrone.” – ringhiò, cercando di non retrocedere innanzi alle sue paure – “Non sei il signore del castello…”

 

“Non sei il signore del castello…”

 

La voce rimbombò sopra la sua nuca. Ed Angel, le spalle tese e intrappolate fino allo spasmo, alzò la testa, nel riconoscere la voce.

“Già, già.” – Angelus compì un giro intorno alla sua nemesi, con una risata mal contenuta – “Il nostro Spike crede in te… si illude di sapere…ma non vede cosa c’è qui dentro. Vero, piccolo Liam? Non hai detto al nostro William cosa nascondi…”

Fece un ampio gesto, indicando il buio a distesa…

“L’oscurità.. le catene.. la prigione…” – elencò, annoiato – “Che posto tetro… a quale castello si riferisce, il nostro biondo sognatore?”

 

 

In un attimo fu di fronte a lui, stringendogli la gola.

“E dimmi, Angel…” – ringhiò Angelus, stringendo forte – “Come pensi di rispondere senza voce in capitolo?”

 

Angelus non aveva bisogno di ricambiare l’occhiata.

Il demone gli dava nuove forze e nuove risorse.

Anche la vista, dopotutto, era superflua. Il suo nemico era lì, tra le sue braccia. Ignaro, sprovveduto innanzi al risultato  di quella lotta nata per distrazione. E, in un attimo, si ritrovò a sovrastarlo, bloccandogli le braccia, con la sua stessa tecnica, tra le aste.

Fermo, sul pavimento.

“Rovescio della medaglia.” – rise, mentre il sangue gli gocciolava dalle labbra e cadeva sul viso di Spike – “A che gioco stai giocando, William? Veramente credevi di potermi controllare? Credevi che ti avrei lasciato prevaricare? Sono un’essenza troppo pregiata per te…”

“Mi spiace contraddirti.” – Spike strinse i denti, di modo che l’odore del sangue che li arrossava colpisse i sensi di Angelus – “Ma non è la prima volta che ti sorseggio… e comunque, non sono sorpreso.

 

Al contrario… ti stavo aspettando.”

 

Dalla sua prigione interiore, spettatore del tutto privo di forze, Angel si sentì colto di sorpresa.

Spike stava ridendo e ripeteva le parole appena dette.

“Ti stavo aspettando, Angelus…”

E diede uno strattone furibondo alle catene.

Stupido, stupido che non sei altro! Ma cosa credi di fare, William!

Angelus lo fissò, divertito dai suoi sforzi, senza smettere di camminargli intorno, in una lenta e inesorabile condanna.

“Ma lo senti? È contento di vedermi…secondo te cosa ha in mente… qualche rimpianto giovanile? Qualche astruso incantesimo per spodestarmi?

Peccato che la sua memoria sia così breve…altrimenti saprebbe… di non avere più un futuro… a partire da ora…”

 

Spike rimase immobile, sotto il peso della sua decisione e sotto il corpo di Angelus.

Era vero.

Non attendeva altro, dall’inizio della lotta.

Il demone di Angel era veramente troppo forte e disturbante… già da troppo tempo. Spike aveva fatto di tutto, per ignorarlo, per lasciare a Angel lo spazio necessario da agire, a dominare.

Invano.

A poco a poco, era divenuto più forte il sospetto che a Angel occorresse una mano. Che questa volta, sotto la superficie del controllo, iniziassero a formarsi piccole incrinature, piccole esitazioni da cui il demone fuoriusciva, insidiosamente.

Angel non avrebbe mai ceduto.. ma stava soffrendo troppo.

Lo sforzo di tenere a bada quella furia lo assorbiva, facendogli perdere la concentrazione, il senso della misura.. la percezione del reale.

In atto da troppo tempo perché Spike si mantenesse al di fuori dello scontro.

La posta in gioco era troppo grande.

 

Angel sentì le ginocchia tornare a piegarsi, sotto lo sforzo di sostenere lo sguardo di Angelus. Quasi la sua espressione assolutamente tranquilla e divertita potesse risucchiarlo,  e renderlo polvere.

Al di fuori del loro conflitto, del loro faccia a faccia, il combattimento stava continuando. E non gli piacque quando, con aria compiaciuta, Angelus gli mostrò delle mani arrossate da sangue.

 

I colpi lo raggiungevano in viso, facendogli ripetutamente battere  il capo a terra.

E a Spike ci volle ben più della forza fisica, del demone o della tecnica, per riprendere in mano la situazione.

Gli ci volle semplicemente Faith, apparsa alle spalle di Angelus.

E abbastanza furiosa da spedire il suo assalitore contro la parete, senza curarsi delle clavicole di entrambi che, per lo strappo, finivano fuori sede.

 

“Ma che sorpresa…”

Angel si rizzò, molto più determinato. Faith.

Poteva sentirla.

E poteva sentire la sua tensione.

 

Dopo aver lasciato i due vampiri, impegnati in un chiarimento, Faith era uscita. All’Hyperion tutto era tranquillo. Cordelia, alle prese con un brutto mal di testa, aveva deciso di andarsene a dormire. Probabilmente non si era nemmeno accorta della battaglia che le infuriava sotto il letto, avvolta nel silenzio che solo i tappi potevano procurarle, a dividere il sonno con un demone russante.

Demone che, peraltro, nessuno sapeva dove fosse.

Wes, al contrario era partito proprio mentre Faith si avviava per le strade del circondario. Già da tempo, infatti, era programmata una sua visita presso un famoso collezionista di codici rari, deciso finalmente a contrattare per il costo di un testo che poteva rivelarsi utile nella lotta al male.

E nemmeno le vicissitudini di quella notte era sembrate tali da dover rimandare.

L’aveva salutata con un colpo di clacson, continuando a guidare tranquillo, un braccio indolentemente allungato sullo schienale del sedile a fianco.

Ed era sparito, in direzione del raccordo.

 

Faith aveva girovagato, contrariata dal non incontrare nemmeno un vampiro ritardatario.

Poi, annoiata, era tornata verso casa.

Ignara del fatto che la battaglia che tanto anelava si stesse svolgendo tra le sue fondamenta.

 

“La tua deliziosa Faith.” – Angelus intrecciò le mani dietro la schiena – “Il tuo capolavoro, sotto molti aspetti. Le hai dato una casa, una famiglia, una missione e qualcuno della tua vita da amare. Sarà un vero piacere, offrire il mio contributo…”

“Io non ti permetterò di farle del male.”

“Ma sentitelo.” - Angelus si rivolse al loro pubblico immaginario, spalancando le braccia – “Incatenato, sottomesso e ancora strafottente.

Mi spiace quasi contraddirti, mio caro Angel.

Ma non hai potuto far nulla per Jenny.. né tantomeno per le altre tue vittime.

Eppure c’eri.

Ed ora io mi prenderò Faith. E mi riprenderò Spike. E tu non potrai assolutamente impedirmelo.”

“Io sono qui. Non me ne sono andato.”- Angel fece leva sulle catene, allontanandolo con un calcio – “Non è come allora.”

“Ma lo sarà presto…”

 

“Spiegazioni?” – mormorò, afferrando Spike per una mano e aiutandolo a  rialzarsi.

“Visto che Angel non si spiegava, ho deciso di parlarne con Angelus…” – ansò lui, imbrattandosi con il sangue che ancora gli scorreva dalla ferita aperta, mentre Angelus si muoveva, riportando la clavicola al suo posto con un colpo deciso.

 

“Bene, bene… la Cacciatrice…” - Angelus si sfregò le mani, soddisfatto –“Comincerò da lei… è più divertente spargere sangue.. che cenere…”

Angel cercò nuovamente di liberarsi, con  un nuovo passo verso il suo demone.

“Non riuscirai…”

“Ah, no? E chi me lo impedirà? Loro? Tu? Tu pensi veramente di poterti ancora opporre?”

“Io posso…” – Angel si tese, ancora  - “Sono ancora qui…”

 

“Sono ancora qui.” – canticchiò Angelus, rialzandosi e voltandosi. Leccandosi vogliosamente un dito coperto di plasma – “A che gioco vogliamo giocare?”

 

“Bla, bla, bla… io sono ancora qui, io sono ancora qui…” – scimmiottò Angelus, colpendolo – “Ma non sai dire altro? È così che funziona? Un eroe di poche parole? Frasi storiche e memorabili, da giornaletti?

Dio, come mi hai trascinato nel fango…”

 

“Mi vuoi spiegare cosa sta succedendo?” – domandò Faith, gli occhi dilatati dal terrore di quell’incubo che le si ergeva di fronte.

Angelus.

Solo Angelus, bendato, con il sangue di Spike sulle labbra. Fermo, languidamente appoggiato al bancone. Un’asta ancora in rotazione, nella mano sinistra.

Più nulla di Angel e del suo combattere concreto. Solo un demone che voleva morte. E sorrideva, di quel pensiero.

“Hai presente il problema di Angel?” – replicò, sottovoce, Spike – “Questa è una soluzione. Il demone voleva uscire? L’ho fatto uscire.”

“Ma sei fuori di testa?” – domandò quasi istericamente la ragazza.

“Fidati di me… qualunque cosa accada…”

 

Angel interruppe i suoi sforzi. Come Angelus, aveva libero accesso ai suoi sensi. E percepiva i sussurri di Spike e Faith.

La frase di Spike lo colpì, con effetto contrario a quello che ebbe su Angelus. Il suo demone rise, di quell’affermazione, dell’esuberante spacconeria del vampiro biondo. Ma Angel ebbe paura. Paura che William non ricordasse più veramente chi era Angelus.

E cosa, soltanto, potesse eccitarlo in quel modo…

 

“Allora, Angelus…” – Spike fece un passo verso di lui. Il sangue che gli imbrattava i vestiti, permetteva al demone di sapere dove si trovasse. Inutile celarsi – “A questo punto, potremmo guardarci negli occhi…”

“Oh, no, grazie.” – ribattè Angelus, facendo un passo sicuro ed elastico verso di lui.  Distruggendo, con un’estremità del bastone, lo stereo ancora acceso – “La vista richiama il contatto, non è vero, William? L’anima diviene più forte se non è disorientata… la realtà… la ridicola quotidianità stampata sui vostri visi… non concediamo nulla al mio inetto me stesso….”

Scattò, colpendo Spike in pieno stomaco, mentre Faith scartava di lato.

“Perché anche così.” – sibilò, tornando a ergersi sul vampiro biondo – “Posso avere tutto…”

 

Come attraverso un vetro convesso, Angel potè visualizzare Spike. L’odore del sangue, il sudore sulla sua pelle.. il cuore di Faith…

Spike era nuovamente a terra: i suoi sensi tradussero le percezioni in un’immagine inequivocabile. Provocando in Angel un senso di urgenza.

Ancora uno strappo, ed una catena sembrò cedere, mentre Angelus, dandogli le spalle, assaporava la visione come una piccola vittoria.

 

Faith vide Spike volare al tappeto, scompostamente, mentre Angelus portava un secondo attacco, tramortendolo, con un colpo preciso alla tempia.

Nella sua mente, al lavoro come non mai, si iniziava a formare un quadro di insieme.

Angel non aveva il controllo del suo demone. I suoi lineamenti erano mutati, la sua voce molto più ridente. Il suo corpo appariva avvolto in movenze più feline e pericolose. Tutto in lui si stava spostando verso una chiave di lettura più infida, equivoca. Il contrasto luce-ombra sembrava perdersi in un’oscurità sinistra come il riflesso dell’onice.

Spike aveva agito sulle sue inquietudini, distaccandolo dalla realtà. La musica per disturbare l’udito, l’assenza della vista… aggrappato ai sensi che maggiormente subivano l’influsso demoniaco, il gusto, il tatto, l’olfatto, Angel doveva essere retrocesso, quasi anestetizzato, innanzi alla forza dilagante di colui che un tempo era conosciuto come Angelus.

Qualcosa di molto simile all’effetto ottenuto con un calmante… si, certo, era già successo… wes aveva raccontato ad entrambi quell’episodio.

In quel caso era bastato attendere la fine dell’effetto del farmaco, ragionò Faith, afferrando un’arma alle sue spalle, e scattando, in un invito alla lotta.

Ma qui?

Cosa dovevano fare?

 

“Credi veramente che bastino una coppia di catene a fermarmi?” – lo provocò Angel, cercando di farlo voltare – “credi che non mi renda realmente conto di quello che sta succedendo? Perché ti ostini a restare bendato? Credevo non amassi la mutilazione…”

“Taci.. stai perdendo il tuo tempo…”- rispose, con un cenno distratto della mano, immergendosi maggiormente nel combattimento con Faith.

 

Spike girò la testa, vedendo Angelus rispondere all’attacco della Cacciatrice. Faith aveva mirato alle gambe, con l’intento di spezzargliele, di rendergli i movimenti difficoltosi.

E gli aveva dato il tempo di spostarsi, rimettersi in piedi e compiere lo stesso terrificante gesto di Angelus, nel riassestarsi la spalla. Con un risultato decisamente migliore di quello ottenuto dal suo sire, troppo frettoloso, ma per niente impacciato da quell’articolazione ancora innaturalmente collocata.

Combatteva con gusto e non per la sua vita. Aveva su entrambi, il vantaggio di sapere che non l’avrebbero ucciso. E la consapevolezza di non essere vincolato allo stesso modo.

 

“Puoi crederti libero.” – urlò Angel, combattendo ancora la prigionia – “Ma non uscirai mai da quello scantinato. Spike può provocarti, può combattere e può aver compiuto il peggiore sbaglio della sua vita. Ma non ne farà un secondo, lasciandoti libero.”

Angelus si voltò un sorriso sardonico sui lineamenti.

“Non confidare nei suoi sentimenti.” – aggiunse ancora, Angel – “Lui è un eroe… lui sa scegliere per il bene…”

 

Angelus non li avrebbe risparmiati.. e nulla garantiva che Angel riuscisse a fermarlo prima dell’irreparabile.

Il solo pensiero che potesse nuocere a Faith lo distrasse dalla preoccupazione della lotta interiore di Angel, divenuta tanto forte da risucchiare la sua anima, nel profondo di quella realtà parallela che Spike non stentava ad immaginare.

Una realtà in cui l’anima e il demone, uno di fronte all’altro, in contatto con il reale, ma con percezioni differenti, stavano combattendo per il predominio.

Unito da un filo di solidarietà, dunque, con quell’anima martoriata ed ora in svantaggio, Spike colpì il loro nemico comune, affiancando Faith nella lotta.

 

Il colpo di Spike si trasmise con una violenta fiammata nel fianco. Angel si sentì indebolito, quasi il livello fisico potesse ripercuotersi su quello spirituale… ma Angelus non battè ciglio, nell’assaporare sadicamente il dolore che provava.

Il contatto con il corpo, dunque, riflettè Angel, in preda ad un nuovo sospetto, è veramente la chiave…

 

Contrariamente a quanto si era aspettato, Faith non negava il fatto che quello fosse Angelus. Non un’esitazione, nulla.

 

“A differenza di quell’imbecille di Spike.” – mormorò lei parando un colpo di risposta – “Io rivoglio indietro Angel. E subito.”

“Sbagliato, bella mia… sbagliato.” – Angelus aspirò il profumo inebriante dei suoi capelli, spostandosi, guidato dal semplice fischio della spada in movimento – “Angel al momento è… come si può dire… occupato…”

 

“Ma che meraviglia, questa Cacciatrice…” – Angelus si voltò interrompendo i tentativi di Angel di liberarsi – “tutto quel potenziale.. devo ammettere che sei in gamba, amico mio…la tua anima si impegna a tenere a bada me, le paure di Faith…e nutre la fiducia di Spike.

Già.. il nostro Spike ha ragione. Sei il signore del castello… ma di un castello di carte. Nulla li terrà, se tu non ci sarai…”

“Ti sbagli di grosso.” – Angel strinse  i bordi delle polsiere, sentendo le schegge rugginose penetrargli nelle mani – “E non chiamarmi amico… non lo siamo mai stati…”

Un nuovo colpo magistrale spedì Angelus contro la parete, facendo crollare a terra tutto ciò che era appoggiato sulle scaffalature. Oggetti di qualsiasi genere rotolarono per la stanza,  rendendo ancora più pericoloso lo spazio di lotta.

Faith approfittò del frastuono per scambiare un’occhiata e poche parole con Spike.

“Hai un piano?” – domandò, mentre il vampiro si massaggiava il braccio contuso.

“Nessuno.” – spiegò rapidamente lui – “La mia esperienza consiglia di continuare a combatterci. Angel deve riprendere il controllo.. noi possiamo solo aiutarlo…”

“Dimmi come.” – insistette Faith, senza perdere di vista il vampiro bruno – “e soprattutto spiegami perché non si leva la benda…”

“Non è privo di anima, e lo sa. E l’anima predomina, sul coordinamento corporeo.

Se ci vedesse, si sentirebbe vincolato al non ferirci…”

“Ne sei sicuro?”

“No. Ma non mi viene in mente altro…” – concluse Spike, mentre Angelus tornava ad attaccarlo senza incertezza alcuna.

 

“esatto, mio Spike, esatto.”- Angelus applaudì, atterrando con un calcio al ginocchio il suo prigioniero – “Ho sempre saputo che quel ragazzo mi poteva dare grandi soddisfazioni. Dopotutto, io l’ho generato, io l’ho cresciuto…”

Angel rise, rispondendo all’ autocompiacimento del suo antagonista.

“Così fosse…” – replicò a denti stretti – “Avresti dato vita alla tua condanna…”

 

Il combattimento li stava assorbendo. Ma non c’era schermaglia verbale, ma solo colpi. Precisi e violenti.

Angelus era temibile anche senza l’uso di un senso. Come se potesse, effettivamente bastare il suo demone, incrollabile.

Spike considerò questo fatto, senza smettere di attaccare.

Quel silenzio serviva a cosa?

Perché Angelus, sempre così loquace,  non li stava provocando?

 

Avanti, lo incoraggiò silenziosamente, non ti mancano i mezzi per ferirci.

Fallo, dannazione…

 

“Sei taciturno.” – lo schernì Angel, sputando altro sangue e tornando a rialzarsi – “Ti stanno dando filo da torcere, o sbaglio?”

“Non ho bisogno di parole. La sola vista di te che combatti contro di loro li uccide.

Tu, mio caro, sei il mio biglietto da visita.” – Angelus tornò a  voltargli le spalle – “E non preoccuparti.. stiamo per avere grandi soddisfazioni…”

 

“E se fossimo noi, a togliergli la benda?” – domandò ancora Faith, rotolando sul fianco e rialzandosi. Non abbastanza in fretta, purtroppo.

Angelus la travolse, come un treno in corsa , bloccandola con le braccia, usandola come scudo.

Afferrandole i capelli con la mano libera.

E aspirando.

 

 

“Oh… William…” – rise – “E’ proprio destino, che io stringa donne con capelli bruni che sanno di te…”

Spike non rispose, guardandosi intorno rapidamente.

“Avanti… rispondi.” – incalzò il demone di Angel, senza allentare la presa, scendendo con le labbra lunga la linea sottile del collo – “Potrei anche decidere di ampliare la famiglia…”

“Io appartengo alla famiglia di Angel…” – ringhiò lei, piantandogli le unghie nel braccio.

Si sentiva soffocare, in quella morsa.

“E pensi che ci sia differenza?” – la voce di Angelus era dolce e appena sussurrata. Gli occhi, sotto la seta, cercavano istintivamente in direzione di Spike – “Guarda Spike.. si allude di appartenere alla luce. Ma Angel non è luce.. Angel è un mio pallido riflesso….

È me che segui, quando siamo di ronda.. non lui….

È con me che dividi l’ebbrezza della battaglia.”

“Stai mentendo.” – ansimò la Cacciatrice, mentre dietro le palpebre iniziavano ad apparire macchie colorate. La pressione stava aumentando – “Angel…”

“No, no, mia cara. Diglielo anche tu, William.. dille la verità. Tu appartieni a me.. non hai mai smesso di cercare me….”

“Tu mi hai ucciso.” – replicò il vampiro, mentre la bocca gli si inarcava in un sorriso di scherno. Se solo Faith avesse aperto gli occhi…. – “Ma questo non ha mai fatto di me una cosa tua… se mai.. il contrario…”

 

Angel  afferrò un’ultima volta la catena e tirò, sradicandola dal muro.

Con una rotazione rapida, usando il moncone come una morningstar, colpì Angelus in volto. Un braccio libero non era abbastanza… ed Angel, ignorando il dolore della spalla lussata, sapendolo irrazionale, si tese, per liberarsi del tutto.

 

“Ah, William, ancora con questa storia.” – Angelus rise, scendendo delicatamente ad afferrare uno dei seni di Faith – “I tuoi capricci da giocattolo trascurato…l’anima eccelsa, che nessuno può comprendere… non sei un po’ cresciuto per continuare a inventarti mondi che non esistono?”

“Io non ho bisogno di inventarmi mondi…” – ribattè, avanzando di un passo – “A differenza di te, io ne posseggo uno…

senza il bisogno di chiudere gli occhi…”

 

Angelus barcollò, per la rabbia e la sorpresa.

La catena che Angel faceva girare rapidamente sopra la testa fischiava, irritandolo.

“Credi che basterà così poco, a mantenermi lontano?” – ringhiò, asciugando un rivolo di sangue sulle labbra – “Quattro anelli arrugginiti non ti salveranno. Quando avrò finito con te, non ci sarà più alcuna lotta…”

 

con lentezza, cercando di resistere alla mancanza di ossigeno, Faith aprì gli occhi.

Di fronte a lei, Spike manteneva lo sguardo fisso.

L’ultima frase era stata un segnale.

Spike voleva essere visto.

Voleva che Faith sfruttasse il vantaggio che poteva avere sul suo carnefice, impegnato in un viaggio immaginario di polpastrelli e parole lungo il suo corpo.

Gli occhi di Spike, ignorando la propria bocca che ancora ribatteva prontamente alle provocazioni, le comunicarono il piano, finalmente ideato.

Le dissero di pazientare, di usare il corpo come un’ arma. Il suo respiro, il suo battito…

E Faith con un semplice battito di ciglia, gli comunicò la sua approvazione.

 

Angel percepì il suono della catena che si scardinava prima ancora di riacquistare la sensibilità completa al braccio libero.

 

 

Senza attendere altro, si avventò su Angelus, atterrandolo e colpendolo.

Trovandosi nuovamente in lotta con se stesso.

Con la malsana sensazione di avere tra le braccia una vita condannata a spegnersi.

 

Faith sussultò, quando il bicipite di Angelus le premette più deciso sulla trachea.

Per un attimo aveva avuta l’impressione che la presa si fosse allentata, quasi Angelus avesse… esitato.

Riaprì gli occhi, sperando che l’istinto di Spike, lo stesso che li aveva infilati in questo casino, entrasse in funzione.

 

“Non sei stanco di continuare a combattere?” – rise Angelus, sotto i suoi colpi – “Non fai altro, sempre e comunque… pugni, risse da bar.. Ti sei ridotto a fronteggiarmi con questi metodi rozzi. Non hai più armi, stupido, non puoi vincermi.

Non hai prevaricato su tuo padre, fino a quando non sono arrivato io…

Non hai fatto nulla, nella tua vita, senza di me…

Rassegnati… senza di me non sei nulla…

E non potrai mai, vincere…”

“Sono stanco di dirti che ti stai sbagliando.” - urlò Angel, quasi fuori controllo – “Stanco di ricordare, stanco di farmi una ragione di ciò che succede. Ma una cosa posso garantirtela, Angelus… che siano pugni o armi, la nostra lotta non finirà mai con te vincitore.

E non importa se avrò forza… oppure se non avrò più buoni motivi.

Questo conto resterà aperto fino a quando entrambi avremo vita…”

 

Non accadeva nulla. Spike immobile, si morse le labbra.

Prima di fare ancora un passo, verso di loro.

“Muoviti ancora…” – ansimò Angelus – “E lei, se è fortunata, sarà morta prima che tu te ne accorga.”

“E se non lo sono?” – domandò Faith, con un filo di voce.

“Cosa, amore?”

“Se non sono fortunata?” – rise lei, roca.

“Allora, cara la mia bimba… Spike assisterà a uno spettacolo interessante.”

 

“E tu osi chiamarla vita.. questa esistenza senza sapore, senza ebbrezza. Dove hai perso la nostra passione, quando hai scordato quello che si prova ad uccidere.”- Angelus l’aveva spinto contro il muro, parando i suoi ripetuti colpi – “Devi arrenderti alla tua natura.

sei un debole.”

 

Spike strinse i pugni, trattenendosi dall’aggredirlo. Angelus giocava con la respirazione della ragazza, permettendole di inalare quanto bastava da mantenerla viva.

E ancora non accadeva nulla.

Maledizione, Angel… fa’ qualcosa..

Non è tua abitudine, rimediare ai casini che combino?

 

“Lo sarai sempre.

Smetti

Di

 combattere.”

L’aveva detto scandendo le parole, accompagnandole ai colpi.

Ed Angel ripiegato su se stesso, con la fastidiosa sensazione di non riuscire a respirare, sentì le lacrime salirgli agli occhi.

Stava… perdendo…

 

La fascia rossa di Cordelia che copriva gli occhi di Angel, aveva cambiato tonalità.

Spike strinse gli occhi, cercando di capire.

Prima di fare un passo, quasi in preda all’esultanza.

“Allora, Angelus.” – rise – “Chi è il signore del castello?”

 

Angelus si rialzò, fissando il suo avversario, abbandonato ai suoi piedi.

Un essere fragile, coperto di sangue.

Sangue senza aroma e senza intensità.

Ma pur sempre del colore della vittoria.

“Avresti dovuto arrenderti.. non potevi che guadagnarci…”

Si voltò, allontanandosi di qualche passo, ravviando le maniche della camicia con fare aristocratico. Ignorando, certo del suo predominio, il sussulto di quelle dita spezzate.

 

“Mi sembra che sia chiaro…” – ribattè il vampiro,  accarezzando il labbro inferiore di Faith – “Ho qualche idea purtroppo irrealizzabile per questa bambina… ma sto ancora conducendo il gioco…”

“Io non ne sarei così sicuro.” – Spike si infilò le mani in tasca e avanzò ancora di un passo – “E adesso, perdona la mia scortesia, voglio parlare con Angel.”

“Impossibile.”

“Angel, so benissimo che puoi sentirmi….”

“Sei uno sciocco, William….”

“E’ ora di smettere con questa lotta. Sappiamo entrambi chi è il più forte. Sappiamo benissimo quanto vali.”

“Sciocco…”

“Io e Faith ci fidiamo di te.” – ancora un passo – “Io e Faith non vogliamo perderti….”

“Ma sentitelo, che cuoricino tenero…”

“Avevi ragione.” – mormorò. Ancora un passo – “Sono in gamba a complicare tutto. Non so farmi gli affari miei e  il mondo non è poi questa grande perfezione. Hai sempre ragione, Angel, anche se mi piace troppo contraddirti.

Ma al mondo, senza il poterti irritare, io sono ben poco.”

Spike avanzava, senza smettere di parlare. Di parlare con Angel anche se era Angelus a rispondergli, con nuovo veleno e nuova ilarità.

“Non sei tu, la mia famiglia, Angelus.” – ringhiò, fermandosi, a meno di un metro – “Io ti disprezzo… perché non avrai mai la forza di Angel.”

“Il tuo Angel se ne è andato.” – gridò il vampiro, strattonando la ragazza, facendola gemere – “e questa volta per sempre, senza maledizione. Si è arreso.”

“Ti sbagli.” – il sorriso di Spike brillò, quasi sinistro – “Perché così fosse… tu non staresti piangendo.”

 

Un suono obbligò Angelus a voltarsi.

Di fronte, a meno di un passo, era in piedi Angel.

Immobile.

Insanguinato.

Con occhi di fiamma.

Ed ora era lui, a sovrastarlo.

 

“Menti.”

Era un suono basso e gutturale, furente.

Faith fissò Spike e la speranza di cui riluceva. E si mosse, cercando uno spiraglio per divincolarsi.

Decidendo di agire d’astuzia, di interrompere quell’attesa e quella sopportazione che Spike le aveva consigliato, con lo sguardo.

“No.” – sussurrò – “non sta mentendo. Angel ha vinto, non c’è bisogno di essere un vampiro per saperlo. Solo tu, non te ne sei reso conto…”

“E come?” - Replicò il vampiro, accostandosi alla sua pelle, con ira – “sono qui, ancora. Sono un vampiro, un demone, non sono un complessato debole, con manie di onnipotenza. Sono Angelus.”

“Ti sbagli.” – Spike si mosse, leggermente in diagonale – “Tu sei Angel…”

 

Lo sei da quando il cuore di Faith si è appoggiato al tuo.

Faith non sarà mai solo mia. Quel cuore batte per entrambi.

Batte per me.

E batte per te, indicando la strada.

 

Nell’attimo in cui i colpi di Angelus erano cessati, Angel aveva avuto l’impressione che il mondo non esistesse più.

Il profumo dell’aria, il dolore del suo corpo reale, la voce di Spike si erano affievoliti e allontanati. Non c’era più nulla a contrastare quell’oscurità.

Angel provò il desiderio di rannicchiarsi, di svanire al centro di una posizione fetale eterna.

Chiuse gli occhi, sopraffatto dal dolore delle ferite, dei ripetuti colpi che continuava a sentire, anche se Angelus, ormai padrone indiscusso, si stava allontanando.

Poi… dolcemente.. come passi di corsa, sentì una nuova percezione raggiungerlo.

Un rumore forte, sicuro.

E vi si aggrappò, scotendosi dal torpore.

 

Lacrime… per uno sforzo superiore ad ogni energia.. per un dolore che non conosceva forma. Lacrime, per il passato di sangue e il futuro di lotta.

Lacrime di forza, cocenti e fredde.

 

Non gli importava da dove provenisse. Il suo essere si proiettò verso quel suono, verso quel rombo che scacciava le nuvole con la sua minaccia di tempesta.

Quel suono forte.. dal sapore di pioggia.

Un suono che nasceva dall’oscurità….

 

Un suono capace di fargli posare i palmi aperti a terra, nell’issarsi nuovamente in piedi.

 

È questo il piano.

L’amore.

Ancora una volta, non è servito nient’altro.

 

Angelus attraversò la stanza, sbattendo contro il muro con violenza inaudita.

Ed Angel fu subito sopra di lui, a colpirlo, a rendergli il dovuto.

“Dov’è dunque, la debolezza?” – replicò,  alzando il pugno reso vischioso dal sangue.

Dal sangue di entrambi – “dove, Angelus? Non vedo debolezza tra noi.”

Si bloccò, rialzandosi. Allargando le braccia e sorridendo al suo demone.

“Tra noi non finirà mai.” – disse, con un sorriso, mente le catene tornavano a imprigionare Angelus.

 

Quando il braccio si allentò Faith barcollò in avanti e Spike la prese al volo.

“Angelus mi ha lasciata andare.” – ansimò, stupidamente, posandosi una mano sulla gola e tossendo.

“Non Angelus.. ma Angel.” – sussurrò Spike, sorreggendola per la vita e baciandole il viso, in preda ad un sollievo senza confini, nel guardare, con apprensione, il suo sire scivolare in ginocchio.

E poi a terra, riverso.

 

Angelus era in catene… ed ora, l’ombra lo stava inghiottendo.

Nascondendolo.

Celandolo, senza che la sua presenza svanisse del tutto…

A presto, amico mio…

***

L’abbraccio dei due giovani si interruppe, repentinamente.

Faith corse verso gli interruttori, armeggiando, per fare più luce.

Avevano combattuto in una penombra soffusa, senza quasi rendersene conto. Spike era già chino su Angel, quando lo raggiunse.

L’aveva afferrato per le spalle e voltato, dolcemente. Ed ora, sorreggendogli la testa con un mano, stava provando a snodare la benda.

“Faccio io.” – sussurrò lei, armeggiando con il nodo – “Due mani sono meglio di una…”

Il nodo oppose resistenza, sotto le sue dita, dandole il tempo di fissare quei lineamenti e la ferita, alla base del collo. La fascia, dapprima di un color carminio era mutata di tonalità, macchiandosi. Quelle stesse lacrime che avevano imbevuto la stoffa, gli rigavano ancora le guance, rendendogli la pelle lucida.

La mano di Spike, dietro la nuca, era ferma, anche se il vampiro biondo appariva scosso. Quasi solo ora si stesse finalmente rendendosi conto dell’accaduto.

Faith lo vide deglutire, con la coda dell’occhio, mentre accompagnava i suoi gesti, nel riutilizzare quella striscia di stoffa per tamponargli la ferita.

Il volto di Angel era nuovamente umano. Una profonda riga verticale gli segnava la fronte, quasi i pensieri lo stessero facendo impazzire. Spike non diceva nulla, passandogli una mano sulla spalla nuovamente slogata, e lo sguardo di Faith correva da uno all’altro, in attesa che Angel aprisse gli occhi.

Con lentezza impressionante, Angel si mosse, piegando leggermente la gamba, puntandosi con un piede. Distendendo una mano a terra, quasi a caccia di un contatto con un reale concreto che non era più così scontato. Il movimento lo fece ruotare appena, in direzione di Spike che, concentrato in se stesso, percepiva finalmente che il dissidio si era attenuato. Angel stava vivendo un momento di pace, uno dei pochi concessi.

Il suo viso, la sua espressione, le ultime lacrime che si stavano asciugando tradivano la lotta immane che doveva essere stata. Un pallido riflesso di quella esteriore, condotta con lui e la Cacciatrice.

 

“Io sono un paladino.” – sussurrò, cogliendoli di sorpresa. Immobile, un braccio innaturalmente lungo il fianco.  Pallido ed esanime come non mai.

“Oh, lo so.” – rise Spike, divertito, premendogli una mano sul morso che andava rapidamente rimarginandosi.

 

Lo so…

Ne dubitavi, forse?

 

“William.” – lo sentì mormorare, d’un tratto, con una voce che le parve venire da lontano.

 

 

 

“Dimmi…” – rispose il vampiro biondo, con una leggerezza studiata, che non tradiva la sua espressione intensa.

“Che cazzo ti è saltato in testa?”

 

Con movimento forzato, Angel ruotò la testa verso di lui. Fino a sentire, per casualità, la sua mano. Una mano che, dopo una leggera esitazione, gli si posò su uno zigomo.

“Guardami, Angel.” – ordinò Spike, costringendolo ad aprire gli occhi. Incontrandoli, calmi e lucidi. Sorridendogli, quando comprese che la vista gli si stava snebbiando – “Ti sembra questo il modo di parlarmi?”

Angel lo fissò, mentre emergeva dalla luce abbagliante del neon alle sue spalle.

E la sua vista si confuse, ancora un attimo.

Battendo ripetutamente le ciglia, Angel ebbe l’impressione che un altro volto si sovrapponesse a quello dell’amico.

Occhi chiari, capelli biondi, la stessa bocca irriverente.. lo stesso… sorriso triste.

 

Ma se hanno staccate le teste i cuori non ebber domati;
Furono più che valenti: da morti restano sempre guerrieri.

 

La mente di Angel, sollevata dalla fine della battaglia, si librò libera, per un solo istante, prima di sprofondare nuovamente nel proprio corpo pieno di dolori e nelle prime indispensabili parole.

 

“Voglio sapere che cosa ti è venuto in mente, prima di romperti tutte le ossa.” – scherzò, cercando di sembrare tranquillo, tremendamente normale. Ancora sdraiato a terra, con un dolore pulsante a tutto il corpo, con l’anima lacerata da quella guerra che non conosceva fine, respirava la presenza di quei due come un balsamo.

I suoi ragazzi…

I suoi adorati ragazzi…

“Ti posso garantire, Angel, che dopo questa nottata, le romperò io le sue ossa…”

La voce di Faith lo percorse come una scossa. Era roca, come chi ha troppo gridato, chi sa bene cosa significa restare senz’aria. Si voltò verso di lei, cercando di mettersi seduto.

“Stai fermo.” – replicò, brusco, Spike – “Hai una clavicola lussata.”

“E allora sistemala.” – ribattè Angel, battendo la nuca sul pavimento – “Sai come si fa, no?”

“Sicuro?”

“Fallo e basta.” – ansimò Angel, chiudendo gli occhi. Il sudore gli inumidiva il labbro superiore, con piccole gocce.

Spike, senza particolari scrupoli, fece scattare l’articolazione, con un suono secco provocato dalle ossa sfreganti una sull’altra. Ed Angel, ancora indebolito dal conflitto, non riuscì a reprimere un gemito, mentre i suoi lineamenti mutavano involontariamente.

Per qualche secondo, tornando normali al contatto di un paio di mani che gli si posarono sulle guance.

“Ehi.” – lo chiamò Faith, guardando le iridi cambiare colore e tornare brune – “Resta qui con noi…”

 

 

 

 

Angel la guardò, disorientato, prima di sorriderle. Timidamente, quasi ci fosse sempre un motivo per sperare in un perdono.

Così sperso, indifeso, che Faith  si concesse il piacere di accarezzargli uno zigomo, dolcemente, con il dorso della mano, mentre Spike gli piegava, con cura, il braccio sul torace.

Prima di scostarsi appena, e sentire una di quelle mani eternamente fresche e forti afferrarle le dita.

“Ti devo delle scuse, Faithy.” – mormorò, guardandola, fissando il segno violaceo che le si stava formando sulla gola. Protendendo le dita, per sfiorare quel livido, peggiore di ogni cicatrice spirituale – “Perdonami…”

“E di cosa...” – scherzò lei, lottando contro un’improvvisa emozione – “Potevo liberarmi senza nessuna fatica… ma servivo lì…”

Già, pensò, carezzandogli il petto con una mano, sfiorando il suo battito.

Servivo qui.. ancora una volta, sopra il tuo cuore…

 

“Mi spiace interrompere il vostro idillio.” - commentò Spike afferrando Angel e mettendolo seduto. Sostenendolo, mentre questo borbottava, contro la spalla dolente – “Ma consiglierei di darci una sistemata e andare a dormire. Opinioni contrarie?”

“La mia.” – borbottò Angel, accettando tutto quell’aiuto mal coordinato – “Mi devi ancora una spiegazione…”

 

Angel si rassegnò a metà della scala a non avere risposta.

Quei due, strattonandolo e portandolo quasi di peso, non lo degnavano di attenzione.

Troppo impegnati a corrergli intorno, come due ragazzini intorno all’albero.

Faith aveva segni violacei sulle braccia e sul collo, fino alla vita, come se una morsa l’avesse compressa senza misericordia. E, per quanto ostentasse sicurezza, portava negli occhi l’umiliazione che le mani di Angelus dovevano averle fatto provare, sporcando tutto quello che in loro era sempre stato un contatto pulito.

Spike, d’altro canto, stava nuovamente collezionando tagli e  abrasioni.

Angelus lo aveva letteralmente scarnificato, all’altezza del cuore, coronando quel segno di possesso con colpi violenti.

“Se mi dici che ho il claddagh tatuato sugli addominali.” – commentò Spike, all’ennesima occhiata contrita di Angel – “Ti farò veramente male…”

“se vuoi farmi veramente male.” – replicò Angel, da sdraiato sul divano – “Sfondi una porta aperta…”

Spike lo fissò, divertito, finendo di infilarsi un maglione. Faith li aveva medicati entrambi, demolendoli a colpi di ironia. Ed ora stava tornando, con due bicchieri da bibita, colmi fino all’orlo di un liquido che certamente non era vino.

“Adesso sfamatevi e parlate.” – ordinò, porgendo ad entrambi il proprio – “Io mi vado a cambiare.”

“Sei arrabbiata, cacciatrice?” – la provocò blandamente Spike, facendo ruotare il contenuto del bicchiere.

“Quel  tanto che basta e solo con te.” – replicò, fissandolo storto – “Angel, ti serve ancora qualcosa?”

“nulla, grazie.” – Angel la guardò, avvilito. Si sarebbe volentieri alzato, in imbarazzo, per poi inginocchiarsi a implorare perdono. Ma non aveva il controllo di un singolo muscolo.

Angelus li aveva conciati per le feste.. ma anche loro due non dovevano averlo trattato come un pezzo di cristalleria.

 

Angel ricordava il combattimento, come un episodio sfuocato. Nitido per alcune parole, per alcuni movimenti. Per il dolore e per l’atroce senso di impotenza.

Ma sapeva di non essere stato realmente presente. Almeno, non del tutto…

“Allora, buonanotte.” – concluse Faith, concedendo un mezzo sorriso ad entrambi, prima di andarsene.

Spike bevve un sorso, restando in piedi, una mano infilata in tasca.

Allora, come ti senti?

“Come, scusa?” – Angel alzò gli occhi verso di lui. Aspettandosi una battuta pungente.

Guardandolo scuotere la testa e sedersi, sul bordo del divano, tenendo il bicchiere tra le mani.

“Ti ho solo chiesto come stai.” – ripetè, mentre l’altro si spostava appena, per fargli spazio. Allungando un braccio sopra Angel, per puntellarsi allo schienale.

“sinceramente.” – rispose il vampiro, aderendo con il braccio dolorante al ginocchio dell’altro – “Non so cosa rispondere. Malissimo. Si, forse mi sento malissimo…”

“la cosa non mi stupisce.” – commentò, spietato, Spike – “Ti sei preso una mano di botte…ma non mi riferivo a questo…”

 

“Senti il demone sotto controllo?” – insistette, andando al sodo – “E’ almeno servito a qualcosa?”

Angel rimase in silenzio, fissando il sangue che non aveva ancora toccato. La sola idea di berlo, in questo momento, gli dava nausea.

Per la prima volta, da giorni, il corpo pareva unicamente suo, arreso alla stanchezza umana, privo di quella pulsione inquieta che l’aveva fino ad allora divorato.

“E’ come sopito…” – sussurrò, a se stesso – “Ma non so per quanto…”

“Non esiste nulla, che duri abbastanza.” – replicò Spike, intuendo, e sfilandogli il bicchiere dalle mani e voltandosi, per posarlo sul tavolino – “ma direi che adesso le cose sono almeno al loro posto…. non sei più così confuso…”

Spike aveva addosso il suo odore.. ed Angel, sotto i fiumi di disinfettante sprecato che Faith gli aveva spalmato indosso, sentiva ancora l’odore di Spike.

Quello scambio di sangue, quel morso con cui si erano reciprocamente marchiati, gli correva ancora sottopelle, come un antico legame rinsaldato.

Anche Spike doveva sentirlo. Il suo sguardo si era perso, scivolando lungo i mobili della stanza, quasi in attesa di una frase, di una risposta. Angel lo fissò, mentre beveva un altro sorso. Tornando alla carica con i suoi quesiti.

“Mi vuoi spiegare cosa hai fatto?” – domandò, rompendo il silenzio. Sentendosi prontamente in colpa. Se c’era uno che aveva fatto qualcosa.. bhe, non era certamente Spike.

“Per l’esattezza ho fatto fare tilt al tuo demone.” – spiegò il vampiro, allegramente – “voleva avere il controllo e ho fatto in modo che lo avesse.”

“Credevo sapessi che con certe cose non si gioca…”

“certo, papà. Lo so benissimo.” – ribattè – “Ma voglio finire la mia spiegazione prima dei commenti. Il tuo demone ha preso il sopravvento, cosa che doveva accadere ormai da giorni. E, nelle condizioni migliori per lui, hai vinto comunque tu.

Questo non ti dice nulla?”

“che siamo stati fortunati?”

“No. Che non stavo mentendo quando ho detto che, tra i due, sei tu quello forte. Hai vinto Angel… forse con un metodo tra i meno ortodossi… ma in una situazione in cui potevi perdere.” – Spike inclinò la testa, in uno dei suoi  modi più tipici – “Non credere che mi sia piaciuto farti questo. Ma era quello che avevi bisogno. Una bella scossa.”

“Potevo fare del male a Faith.” – e a te. Ma non lo disse, guardandolo dritto in faccia.

“Non te lo avrei permesso, Angel.” – replicò Spike, improvvisamente serio – “eppure dovevo rischiare. È stato il battito di Faith a riportarti indietro. Angelus poteva mantenerti distaccato dal reale, plagiarti. Ma  non ci sarebbe mai riuscito del tutto, se solo tu fosse venuto in contatto con lei. Il contatto, Angel, è stato quello che ti ha salvato.

Il valore che dai ora ad una vita tra le braccia è molto diverso da quello che possedevi…”

 

Il corpo di Faith era la via per la salvezza.

Era l’amore, dentro la forza.

 

“Ti sei fermato già una volta, con Buffy morente tra le braccia. Potevi farlo nuovamente, per Faith.” – spiegò, con semplicità – “Se lei non fosse arrivata.. probabilmente avremmo avuto i nostri problemi.”

“Mi avresti fermato.” – rispose Angel.

“Non esserne così certo.” - Spike buttò un’occhiata incurante al suo bicchiere quasi vuoto – “Non sono io quello forte tra i due…”

“Ti stai sottovalutando, William.” – Angel lo fissò, cercando di puntellarsi su un gomito – “Avresti potuto cedere anche tu, oggi. Angelus aveva i mezzi per convincerti. Se non ti sei lasciato andare, non è stato perché non ha fatto in tempo ad attuare i suoi piani…. Ti sei difeso…”

Spike sorrise. Senza rispondere. Era una discussione persa in partenza. Angel poteva anche essere uno spirito complicato in cui le contraddizioni si sommavano alle scelte per forza…Ma, nel suo intimo, restava un mulo testardo.

Tutto da contraddire.

Ma non in quel frangente. Spike si sentiva stanco, spossato da quella notte di contrasto.

Stanco, come gli accadeva talvolta, di combattere con cose destinate a seguire il loro corso.

La vita, come la morte, con le sue regole e le sue regole non mutabili.

Vivere…

Morire…

Le scarse speranze di vittoria…

E le volte in cui, senza possibilità di uscita, le verità pesavano come condanne. E, nei ricordi, sanguinavano ancora.

“Se la pensi così, promettimi solo una cosa.” – sospirò, chiudendo l’argomento e alzandosi – “Promettimi che, la prossima volta, quando ti mancherà la forza… prenderai la mia… senza aspettare che sia troppo tardi…”