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| Basterà |
| I personaggi delle serie "Angel" e "Buffy, the vampire slayer", appartengono a Joss Whedon, la WB, ME e la Fox, l'autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright. |
***Ho cambiato in parte le vicissitudini di Faith dopo la sua ripresa dal coma. Per chi ne volesse sapere di Più: da Oltre il destino-cap.III
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"Ma tu guarda che giornata!" - esclamò Cordy scostando le tende.
Quel poco che bastava per sentire un urlo ed un gran fracasso alle sue spalle.
"Oddio!" - aggiunse, richiudendole prontamente e facendo ripiombare la stanza nella penombra.
Sdraiato sul tappeto, come un tizio che è inciampato in un tavolino camminando all'indietro, stava Spike.
Puntellato sui gomiti, in mezzo a quintali di sciocchezze di vario genere.
Alle sue spalle, piegati dal ridere, tutti gli altri.
Chi appoggiato alla porta e chi crollato sul divano.
"Ma puoi smettere di essere così silenzioso?" - esclamò cordelia, piantandosi le mani sui fianchi - "Uno di questi giorni finirai incenerito! Non è vero, doyle?"
Nonèverodoyle stava rischiando l'infarto. Tra un singulto e l'altro le fece un cenno di accordo con la mano.
Spike e Cordelia si urlavano ingiurie con una maestria impeccabile.
Faceva parte della loro amicizia dal primo giorno di convivenza.
E, se tutto questo non era già abbastanza…
"Buongiorno miei cari!" - esclamò Lorne, entrando. Battè una pacca sulla spalla di Angel, diede un buffetto a Faith, scavalcò Spike e si sedette comodamente al bancone con Doyle - "Sono venuto a scroccare una birretta tra amici. Ma vedo che qui vogliamo testare l'aspirapolvere… "
e visto che nessuno accennava a ridere alla battuta…
"Non si comincia sempre con lo spargere un po' di cenere sul tappeto?" - spiegò, indicando Spike.
Un pomeriggio come tanti. Seduti, attorno ad un tavolo a chiacchierare.
Sembravano non smettere mai di avere un argomento.
Stavano… bene.
Stavano bene.
Niente male, per un gruppo eterogeneo di quel genere.
Fin troppo bene.
Un pensiero che, da solo, attirava già i problemi.
"Ebbene, signori… il sole sta calando." - esclamò spike, alzandosi - "Avvolgiamoci nei nostri mantelli svolazzanti ed andiamo in strada a punire i cattivi."
Spense la sigaretta nel posacenere e..
"Stavo scherzando Flagello, non fare quella faccia!" - puntualizzò, tormentando Angel - "Andiamo Faith?"
"sono pronta." - esclamò lei, alzandosi - "Vieni con noi, Angel?"
e visto che questo chiedeva aiuto con gli occhi a tutti presenti, Doyle aggiunse.
"Spiacente amico. Io e Lorne abbiamo da fare. Westley vuole una serata tranquilla e Principessa… bhe, prova a chiederglielo."
"Grazie del permesso." - sorrise Angel, girandosi verso cordelia.
Che già si stava infilando la giacca.
Si stava già infilando…
No, era chiedere troppo.
"Un attimo e sono pronta." - mormorò distratta, andando verso il suo appartamento.
E Spike e Faith si risedettero.
"Partitina a poker?"
Cordelia ci mise abbastanza tempo da perdersi l'uscita di Doyle e Lorne.
I restanti, tristemente riuniti in attesa, presero seriamente in esame l'idea di giocare a carte.
Ed anche se la conversazione non conosceva attimi di sosta, il tempo trascorreva piuttosto lento.
"Ma è possibile che il tuo desiderio di fare giustizia ti impedisca di ridere alle mie battute?" - esclamò, ad un certo punto, Spike.
"Stavo pensando ad altro, William." - si difese Angel.
"Oh sì, certo. Una frase che mi dici tutte volte che ti parlo. Approfitti della mia voce per concentrarti?"
"No. Stavo solo riflettendo sul da farsi per quella questione…"
"Sul da farsi…" - Faith si dedicò ad una plateale alzata di spalle - "E che ci vuole… saltiamo in piedi, ci infiliamo la giacca… oppure il mantello svolazzante… ed andiamo a menare le mani. Giusto?"
"Giusto!" - esclamò allegramente Spike - "Niente di più facile. Un sano spargimento di sangue. Una cosa ben fatta…"
"Ti prego non cominciare con qualche aneddoto." - sospirò Angel.
"Sai che sei noioso stasera?"
"Lo sono sempre, William."
"Non userai questa grande verità per deprimerti ancora di più, vero'"
"Tutt'altro. Sono di ottimo umore." - sorrise angel - "deve essere stata quella tua splendida caduta… degna dei riflessi di un vampiro…"
"Ecco!" - esclamò l'altro sardonico - "Io rischio di finire arrostito dalla tua segretaria e tu ti senti allegro? è questo dunque che devo credere?"
"Willliam…"
"scordatelo."
"che cosa?"
"Il nome. Revocato il permesso. Fine dei nostri buoni rapporti. Cacciatrice, muovi il culo! Anzi, no… vuoi fare a botte?"
Spike guardò speranzoso Angel, con la faccia da bambino sotto l'albero. Era tanto che non si picchiavano. Era tanto che non approfittavano degli eventi per scatenarsi in una sana rissa.
"Cordelia sarà pronta a momenti…" - rispose evasivo Angel. Era un educato no grazie. E Spike si risedette con espressione vagamente seccata.
"in questi momenti rimpiango Dru. Era sempre pronta per uscire e se avevo voglia di picchiarmi con qualcuno si sedeva a fare il tifo… mi sentivo… apprezzato, ecco…" - concluse con tono vagamente lamentoso.
Fingendo spudoratamente.
"Eccomi. Scusatemi, ho…" - Cordelia non fece in tempo a finire la frase. Spike, con scatto felino, raggiunse la porta e, chinandosi appena, l'afferrò per la vita.
Issandosela sulla spalla,con una presa perfetta.
Cordelia gli dava pugni sulla schiena, strillando, pretendendo di essere messa a terra, mentre i capelli ben ravviati le ricadevano disordinatamente sul viso.
Angel avanzando tranquillo verso la porta, sentì di corpo un dolce peso sulle spalle.
Faith non aveva perso tempo.
Con uno scatto pari solo a quelli di Spike, gli era saltata sulla schiena, cingendogli il collo con le braccia, lasciandosi pungere la guancia dai suoi capelli corti.
Angel le afferrò le ginocchia, senza nemmeno girarsi. Il suo atteggiamento non rivelava nulla, ma Faith, senza neanche guardarlo in faccia, sapeva che la sua bocca era piegata in un sorriso tollerante.
Nell'ingresso dell'Hyperion, senza curarsi assolutamente delle urla della sua prigioniera, stava Spike. Cordelia non riuscendo più neanche a muoversi, si limitava a gridargli mille ingiurie.
Poi…
"caspita che urlo…" - constatò Angel, apparendo sotto l'arco, sempre con Faith sulle spalle.
Cordy stava seduta sul tappeto e si sistemava i capelli con le mani. Mentre Spike, con gli occhi enormi e la bocca ancora aperta, si massaggiava una scapola.
"Mi… mi ha morso!" - gridò, puntando il dito verso la sua aguzzina.
"Sì, ogni tanto le capita di farlo." - mormorò Angel, sentendo faith sobbalzare per le risate.
Sorrise.
Ed il sorriso gli si gelò sulle labbra.
A Spike non sfuggì quel cambiamento di espressione, tardò un istante a girarsi, mentre Faith, alzando la testa, mutava il suo sguardo.
In qualcosa di simile al terrore.
Sulla porta dell'Hyperion, con ancora la mano appoggiata alla maniglia, stava Buffy.
Buffy.
Semplicemente Buffy.
Come Spike si ricordava di averla lasciata.
Buffy.
Che altro dire.
Buffy.
Sembrava che il cervello di Spike non riuscisse a produrre nient'altro che quella parola.
Buffy.
Buffy che non guarda me.
Buffy che non guarda Cordelia.
Buffy che guarda Angel.
No.
Buffy guarda Faith. Sulle spalle di Angel.
Faith che gioca e gli stringe le braccia attorno al collo. Faith che ride.
Ma non credo che Buffy vedo soltanto questo…. Per lei è un tradimento.
Angel non osa nemmeno salutarla. Faith gli sta scivolando giù dalla schiena e lui la lascia andare.
Buffy stava sulla porta. Cordelia la squadrò, cercando una critica possibile per riprendersi dalla sorpresa. Dallo choc di vederla varcare proprio 'quella' porta.
Ma non le venne in mente nulla, nulla se non alzarsi, spolverandosi la giacca, con un poco convinto:
"Che piacere vederti…"
Faith fu la prima a riprendersi, in quella scena al rallentatore. Lei e Buffy si mossero quasi all'unisono. Avanzando una verso l'altra.
Eppure, mentre Buffy marciava spedita e furiosa, per faith si trattava solo di muovere le gambe. Provando a parlarle.
Faith, che di solito prima agiva e poi pensava. Faith che si voltò, sentendosi afferrare un polso.
Da Angel.
Buffy si fermò impietrita, ignorando Cordelia che correva su dalle scale, cercando Westley.
Importava solo quello che vedeva. Angel si frapponeva tra lei e Faith, nascondendola dietro la schiena. Proteggendola con il suo corpo.
Perché a lui non era sfuggito il suo pugno quasi alzato.
"non penso tu sia venuta qui per picchiarla." - mormorò sommesso. Mortificandola. Accendendo in lei la furia.
"Non dovrebbe essere qui." - scandì bene le parole, mentre i suoi occhi si riempivano di fiamme.
"Se è per quello, dovrebbe essere morta." - constatò ancora Angel, con una strana voce metallica.
Dietro di lui, di poco discosta per vedere la sua avversaria, stava faith. Faith la Rinnegata. E mentre il cuore di Buffy urlava, a trovarsi di fronte Angel, lo sguardo le correva verso la ragazza bruna.
Spike d'altro canto, si era scostato. Con alcuni passi, si era tolto dalla traiettoria. Istintivamente, aveva ritenuto giusto un confronto diretto tra le Cacciatrici.
Prima di ricordare.
Prima di ricordare che Buffy non sapeva di faith.
Prima di ricordare che Angel aveva mentito a Buffy. Quel particolare che Spike stesso, i primi tempi, aveva trovato esilarante. E che adesso sembrava spingerli tutti verso il baratro.
"Tu devi dirmi cosa significa questo!"- stava urlando Buffy. Il suo corpo sembrava fatto di scariche elettriche.
"Nessun significato particolare. Faith vive qui." - Angel era freddo. E pacato. Nulla, dell'allegria che gli si era dipinta sul volto poco prima, era ancora visibile.
"Tu… mi hai mentito." - la voce di buffy si incrinò d'un tratto. Come se non potesse reggere quel colpo - "Sei venuto a sunnydale e non mi hai detto che lei era…"
"che faith era con me? Non potevo Buffy. Hai un Osservatore e sei la Cacciatrice del Consiglio." - le spiegò Angel. Nascondendo tutto ciò che avrebbe voluto dirle.
Faith si sentì una presenza accanto. E, girando appena il capo, vide Westley. Wes che, dopo un'esitazione, le passò un braccio attorno alle spalle.
Mentre Buffy lo fissava, come si osserva uno scarafaggio.
"Buffy." - la salutò - "A cosa dobbiamo la tua visita?"
Non era venuta per Faith. Non si aspettava di trovarla.
Ma Faith tremava.
Una paura irrazionale e profonda la scuoteva. La paura di dover fuggire ancora. Di dover rinunciare a tutto, ancora.
Ma Buffy non lo degnò di una risposta.
"Buffy…" - la chiamò Angel.
La vista di quel braccio sulle spalle di faith era per lei una dichiarazione di guerra.
Spike, incurante, fece scattare l'accendino. Ed accendosi una sigaretta, l'apostrofò:
"Felice di rivederti, Buffy." - la vocina in farsetto della sua mente gli rispose petulante: felice di rivedere anche te, Spikuccio.
Era confusa. E ferita.
Angel, si sentiva stringere il cuore innanzi alla solitudine di Buffy. Buffy, in una stanza di persone che dovevano sembrarle ormai estranee.
"Da quanto la proteggi?"
era una domanda lecita.
"Da quanto? Da quando è evasa? Oppure…"
"No. La proteggo da quando si è ripresa dal coma." - la verità era spietata per entrambi - "La proteggo da quando ha lasciato Sunnydale, dopo il vostro scambio di identità."
Quasi due anni.
Buffy non riusciva ad assimilare l'informazione. La sentiva rimbombare in testa, rimbalzare su immagini frammentarie. Come se non fosse del tutto sveglia.
"tu…" - boccheggiava - "io ti ho telefonato. Io ti ho avvertito che eri in pericolo."
E Faith era già con me. Ma Angel non lo disse.
Non ce n'era bisogno.
Buffy lo lesse nei suoi occhi. Arretrò. Come se si fosse scottata.
A questo punto le restavano solo due cose da fare.
Voltarsi e andarsene.
Oppure ucciderla.
Ma non parlarle.
Anche se faith sembrava volerlo, mentre scivolava lontano da Wes e camminava verso Buffy.
Riaccendendo in lei la furia. Facendola scattare, per cavarle gli occhi.
Colpendo inaspettatamente il petto di Angel.
Sentendo la guancia bruciarle, nell' impatto con la sua mano.
Angel l'aveva colpita.
Angel aveva picchiato Buffy.
"Angel…" - mormorò Faith, mentre gli occhi le si riempivano di lacrime - "Angel no."
Sentendosi male per quello che l'aveva obbligato a fare. Perché Angel non avrebbe mai alzato un dito su Buffy Summers. E l'aveva fatto solo per colpa sua. Per colpa di faith.
Faith, travolta dal rimorso.
Più ancora di Angel.
Più ancora di Buffy.
Buffy, così arrabbiata da non restare immobile. Capace di scostare la mano dalla guancia arrossata per lanciarsi ancora contro Faith.
Angel non era così pronto a riprendersi.
E Buffy si ritrovò di fronte Spike. La sua mano si bloccò a mezz'aria. Mentre spike la fronteggiava, fissandola con occhi implacabili.
Non gli serviva nulla. Non si curava di fermarla, afferrandole le braccia.
La guardava, immobile.
La squadrava.
E, nei suoi occhi, Buffy leggeva disprezzo.
Disprezzo.
La corrodeva.
La piegava.
Spike che aveva detto di amarla. Che aveva detto di amarla quanto Angel.
La guancia le bruciava, mentre abbassava gli occhi.
Sembrando piccola e sperduta.
Avrebbe intenerito il cuore di Spike.
Se non fosse stata così in torto.
Spike non cedette.
E da quella durezza, Buffy trasse la forza di non sentirsi travolta dagli eventi. Rialzò lo sguardo, tingendolo di freddezza.
"Ma chi si rivede" - ringhiò - "Mi fa piacere vedere che godi ottima salute…"
Era offensiva.
"L'erba cattiva non muore mai… non si dice così?" - la canzonò Spike. La sigaretta che stava fumando si era quasi consumata tra le dita, nell'attesa. Ma Spike ne trasse ancora una lunga boccata di fumo - "Ho scoperto che l'anima comporta certi vantaggi…"
"Ad esempio?"
"Ad esempio, il chip non funziona." - disse spike, gettando a terra il mozzicone e spegnendolo con la punta dello stivale. Prima di rialzare lo sguardo - "Mi basta la coscienza per decidere quando una persona merita di essere picchiata…"
Quella frase la colpì come un colpo di spada. Angel l'aveva picchiata per un buon motivo, le stava dicendo Spike.
E Spike non mentiva mai.
Era risaputo.
"Tu mi avresti detto che lei era qui?"
La domanda le era uscita istintiva, a caccia di un alleato.
Spike la squadrò ancora, mentre alle sue spalle sentiva avanzare Angel.
"Me lo sono chiesto spesso..." - ammise - "E la risposta è no. E adesso so anche perché."
"William..." - lo chiamò Angel, mentre, a quel nome, gli occhi di buffy si socchiudevano impercettibilmente - "Ti spiace andare di ronda con faith? Io e Buffy abbiamo alcune cose da chiarire."
Di ronda.
"Con molto piacere." - rispose Spike, sorridendo a Buffy, prima di girarsi. Prima di contrarre la mascella innanzi all'espressione ferita di Angel.
"Wes" - chiamò Cordy, rimasta fino a quel momento in disparte - "ti va di venire con me? volevo fare due commissioni…"
L'Osservatore annuì. Per tutto quel tempo era rimasto vicino a Faith, senza un commento o un'azione che potesse intralciare quel violento scambio di emozioni.
Spike e Faith si mossero, all'unisono, passando a fianco di Buffy.
Spike aprì la porta a Faith e, sopra la testa di Buffy, incontrò ancora una volta lo sguardo di Angel.
Vedendo una rassicurante e falsa espressione di tranquillità.
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| II |
Camminavano per strada.
Tranquilli, uno di fianco all'altro.
Con l'animo in tempesta.
"Andiamo Faith, non puoi mica andare avanti così…" - le disse Spike, vedendola, per l'ennesima volta, strofinarsi gli occhi con la manica - "Calmati."
"Calmarmi." - replicò, tirando su con il naso - "Bella parola. Mi dici come faccio a calmarmi?"
"Puoi iniziare pensando che Angel farà in modo che il Consiglio non sappia…"
"Il Consiglio! Io penso che il Consiglio sappia dove sono. Non è quello… è che io non posso credere…"
Non riusciva proprio a calmarsi. La voce le usciva a singhiozzi.
Arrabbiata per tutte quelle lacrime si sedette su un gradino. Piangendo, incontrollabile.
Spike, con un sospiro, le si sedette a fianco. Si accese una sigaretta.
Poi, con espressione di rassegnata intolleranza, se la strinse sul petto, stringendola con un braccio.
Continuando a fumare sopra la sua testa e fissando le stelle sopra le luci della città.
Le ci vollero pochi minuti per calmarsi. Respirò a fondo e si raddrizzò.
Spike si guardò tristemente la camicia di seta. Con delle vistose macchie salate.
"Ecco cosa capita a fare i consolatori…" - gemette.
"Bhe." - Faith si strofinò ancora la faccia, completando l'arrossamento - "Io ho i capelli che sanno di fumo…"
Spike la fissò, inarcando un sopracciglio.
Ma Faith gli sorrise. Tristemente.
"Grazie." - le sfuggì in un sussurro.
"E di che…" - Spike chinò un po' il capo e propose - "Senti, visto che la nostra serata è stata già tutta una rissa, io direi che potremmo evitare di cercarci altri guai."
"Cosa proponi?"
"Un tetto ed un paio di birre."
"Spike." - spiegò Faith pazientemente - "guarda che se andiamo vedere le stelle.. guardiamo solo le stelle."
"Lo so." - mormorò il biondo con un'espressione vagamente delusa - "Ma la mia nuova etica prevede anche che io non approfitti delle fanciulle in difficoltà. Il che ti mette al sicuro. Credo."
"Credi?" - Faith sembrava farsi forza.
"Spero…"
Guardavano sul serio le stelle.
Stavano sdraiati sul cemento nudo.
Erano in due. Ma di birre Spike ne aveva comprate quattro.
Qualcosa gli diceva che ne avevano bisogno.
Quattro birre.
Un pacchetto di sigarette. Una stecca di cioccolata.
"Cioccolata?" - domandò faith.
"Dicono che sia un toccasana quando si è depressi…" - replicò Spike, spaccandone un pezzo.
"Lo dicono o lo sai?" - lo punzecchiò la ragazza, addentandola direttamente senza aspettare risposta.
"Tu pensi che si possa vivere con gente del genere senza finire con il farsi di dolci? Non fate altro che mangiare biscotti! A me piacciono i dolci, ma non in questi quantitativi industriali!"
"ma lo sai che quando ti lamenti si sente di più l'accento?"
"Soprattutto quando mi arrabbio."
"E sei arrabbiato, adesso?"
"Io sono furioso. Non arrabbiato. Furibondo. La cosa che odio di più è la stupidità."
Faith non rispose. Non si sentiva all'altezza di una risposta che non suonasse come una polemica.
"Non… non volevo andasse così. L'avessi saputo…"
"Sentiamo… cosa avresti fatto? Fuga? Lotta? Discussione?"
"Non lo so."
"Faith, mi dici che ti succede? Facciamo un gioco, facciamo finta che io non fossi presente. Dimmi cosa ti è successo."
E visto che faith esitava, guardandolo dritto negli occhi, aggiunse:
"Ciao Faith! Sono stato a spasso tutta la sera. Ehi! Ma che brutta faccia! Dimmi! Cosa ti è successo? Hai trovato Wes con i tuoi vestiti addosso?"
Faith scoppiò in una risata e le lacrime le rispuntarono negli occhi. Fece un bel respiro e…
"Ciao Spike." - cominciò incurante - "Ho avuto una serata schifosa. Stavo…"
Stavo…
Non stavo facendo niente di male. Ma le storie su di me non dicono mai così.
"Stavo bene." - la sua voce era cambiata - "Stavo a casa mia, con i miei amici. E sparavamo scemenze, aspettando Cordelia. Angel aveva detto che veniva di ronda, stasera, anche se sapevo che aveva un altro caso di cui occuparsi. Ed ero… contenta. Mi capita raramente di fare la ronda con qualcuno. E quando Cordelia finalmente è stata pronta, Angel si è alzato, infilandosi la giacca.
Ed io non ho resistito. Gli sono saltata sulla schiena. Non si può abbracciarlo senza un motivo, questo l'ho imparato. Mi sembrava qualcosa di molto simile ad un abbraccio. Per cui gli ho stretto il collo.
Penso che lo sappia.
Ma non importa. È un gioco.
Per cui non mi ha fatto scendere. Ha continuato a camminare e siamo arrivati nell'ingresso."
Faith iniziava sul serio a dimenticarsi come Spike fosse stato presente.
"Ed è entrata Buffy. Sul momento ho pensato di avere un'allucinazione. Come quando in un incubo appare qualcuno che conosci e non capisci come possa essere finito nella tua testa. Mi guardava. Ed ho sentito il suo odio.
Non mi è piaciuto.
Perché non me lo ricordavo.
Penso si sia ricordata più velocemente di me tutto quello che ho fatto l'ultima volta che ci siamo visti. È che… non ci pensavo più, da tanto tempo. Faccio di tutto per diventare una persona migliore, per non ripetere i miei sbagli…" - si asciugò una lacrima. Si sentiva una nullità.
"Ma a Buffy non importava cosa avessi fatto in tutto questo tempo. Ho provato il desiderio di dirglielo, di spiegarle cosa avevo capito. E lei non mi ha lasciato tempo.
Se angel non ci avesse separate, probabilmente ci saremmo picchiate. Te lo giuro, Spike, non avrei mai alzato un dito per prima. Le ho fatto troppi torti, per fargliene ancora. Ma non pensavo che Angel mi difendesse in quel modo.
Ho sempre creduto che, il giorno in cui ci saremmo incontrate di nuovo sarebbe stato difficile, ma saremmo state solo io e lei.
Non avrei mai pensato che venisse coinvolta così tanta gente.
Soprattutto… Non avrei mai voluto mettere Angel e Buffy uno contro l'altro. Non è giusto.
Accidenti, adesso so pure cosa è giusto e cosa no…
Buffy si è messa ad urlare. Ed io me ne stava ferma dietro Angel, non sapevo cosa fare.
Per un attimo ho pensato che Angel avrebbe…"
Si interruppe.
Si vergognava di quel pensiero fuggevole. Ma era vero. E faith cercava disperatamente una motivazione che facesse sembrare meno tremenda quell'idea.
"Avrebbe cosa? Ti avrebbe sbattuto fuori per compiacere Buffy? No, magari non è molto diplomatico, ma cerca sempre una mediazione…"
Faith annuì.
"Quello che ha fatto non è stata proprio una mediazione. L'ha picchiata, Spike. Angel ha picchiato Buffy per colpa mia… io non pensavo che arrivassimo a tanto. Buffy ha ragione per molte cose, io…"
"Tu cosa. Hai un passato da cattiva? Pure io. Pure Angel. E allora? Hai rimorsi? Ne ho anch'io. E Angel ne ha per due. Pensi che ciò che hai fatto gli sembri così grave? Faith, non per sminuirti, ma io ammazzato per più di un secolo ed ho amato una delle più grandi pazze furiose della storia. Che tutto sommato amo ancora." - ammise - "Ed Angel… è meglio che non dica di cosa sono fatti gli incubi di Angel. Buffy può dire, credere e pontificare tutto quello che vuole. Ma questo non toglie che Angel non si metterà a fare marcia indietro.
E se solo pensa di farlo. Westley lo impaletta."
Faith non diceva più nulla. Lo ascoltava, in silenzio, senza perdersi una parola.
Spike le porse la birra, stappandola. "L'osservatore stravede per te. L'eroe dal lungo mantello stravede per te. Pure quel demone con la faccia tinta pistacchio ha un debole per il tuo spirito. E tu stai sul tetto con un vampiro biondo ossigenato che… stravede per te.
Vuoi continuare a preoccuparti?"
La frase non conobbe prosecuzione. La bocca di faith era già dentro quella di Spike.
Aveva afferrato la bottiglia, ma non era stata la birra ad andare verso Faith. Esattamente l'opposto.
Spike ricambiò, si nutrì dello slancio di Faith, con un brivido. L'afferrò per le braccia e si tirò a sedere.
Le passò le mani sui capelli e la baciò ancora.
Prima di fermarsi, ansimante, con gli occhi sbarrati.
"Dannazione." - mugolò. Le strappò la birra di mano e bevve, vuotandola in un sorso - "Non prendermi così alla lettera, per piacere!"
Faith non lo guardava già più. A carponi, frugava per terra, cercando le sigarette, in mezzo alle loro giacche.
Le trovò e ne accese una, alzandosi in piedi e camminando nervosamente in cerchio. Una mano alla testa, una per la sigaretta.
Anche faith aveva il respiro affannoso ma, in più, un bellissimo rossore sulle guance.
"Non so nemmeno se devo chiederti scusa." - sbottò, avvilita - "Passiamo mesi a punzecchiarci e …"
e…
e cosa, dannazione. Eravamo d'accordo che avremmo guardato solo le stelle
Faith, ti prego, dimmi qualcosa!
"Faith" - prese un respiro e decise di provare a comportarsi da pluriadulto. Cribbio Angel, potevi insegnarmi almeno questo - "Faith, senti. Ci siamo fatti prendere la mano. È… è colpa di Buffy che piomba qui e risveglia, a quanto pare, il peggio di tutti noi! È capitato, potrebbe ricapitare ma…"
"Ma non significa niente?"
Spike non sapeva cosa dire.
"Quale sarebbe la risposta che potrebbe deluderti? " - si sorprese a chiedere.
"Una bugia sarebbe l'unica cosa che potrebbe farmi male!" - esclamò lei - "Sigaretta? Per un pelo, ci siamo fermati per un pelo…"
La verità? La verità…" - ma non potevi accontentarti di meno? - "Mi piaci, mi piaci molto, per giunta sei una cacciatrice. Baci bene, baci troppo bene e… e non ti amo. Va bene così?"
"Perfetto!" - respirò un'altra boccata con aria stranita - "Uguale anche per me. Siamo a posto. Prevedi ricadute?"
Spike la guardò, dal basso verso l'alto.
Aggrottò la fronte e…
"Oh, cazzo, sì!"
Ma di ricadute, almeno per quella sera, non ce ne furono.
A poco a poco si calmarono gli ormoni di entrambi. Quelli di Spike ancora sdraiato a terra e quelli di faith, seduta sul cornicione.
Ad un certo punto, si ritrovò a fianco il vampiro.
Sigarette, cioccolata e birra erano finite, ma non bastate a calmarli.
"Faith, perdonami se te lo chiedo ma…"
"Abbiamo rovinato tutto?" - lo interruppe lei, smettendo di dondolare le gambe nel vuoto.
"Io penso di no… tu pensi di sì?"
"Non credo… non me lo chiedere, per piacere. Mi sento così stupida." - aggiunse, sdraiandosi, con la giacca di Spike dietro la nuca.
E Spike, deliberatamente le si sdraiò a fianco.
"Guarda che ci sono donne che darebbero l'anima per baciarmi." - puntualizzò.
"Io sono Faith, non una delle fantomatiche donne. Ed ho la pessima abitudine di baciare, quando sono arrabbiata."
"Sei arrabbiata? Credevo fossi triste."
"lo sono. Ma sono arrabbiata, anche. Non mi voglio arrendere e Buffy, per un attimo, stasera, mi ha dato l'impressione di aver fatto tutto inutilmente."
Erano sdraiati nella stessa posizione. Fissavano il cielo, con le mani intrecciate sullo stomaco.
"Pazzesco." - mormorò Spike e faith si girò a fissarlo.
"pazzesco cosa?"
"La coppia che saremmo. Angel avrebbe un travaso di bile. Oppure una crisi nervosa." - spike si girò e le loro teste si trovarono nuovamente molto vicine - "Angel ha ucciso Darla per me e picchiato Buffy per te. Siamo dei veri fenomeni…"
"Già." - Faith sospirò, tornando a fissare le stelle - "Ed in entrambi i casi non gli avremmo mai chiesto di farlo."
"Ma lui l'ha fatto ugualmente." - sorrise Spike - "Non possiamo farci nulla. È fatto così, dobbiamo tenercelo. E quel che è peggio è che lui dovrà tenersi sia te che me…"
Angel avrebbe dato tutto il cuore per cavarsi fuori da quella situazione.
I mesi di indecisione passati a fianco del telefono non rendevano più semplice il discorso. Soprattutto perché mai, in quelle lunghe elucubrazioni mentali, la voce di Buffy era risuonata così forte, con la sua opinione.
Adesso, nel salone del pianoterra, la voce di Buffy risuonava forte. Come le sue idee.
Faith, vista con i suoi occhi, era un abominio a cui Angel non credeva.
Non credeva ad una sola parola che buffy gli gridava in faccia.
Credeva solo al desiderio di baciarla, di chiederle perdono per quel livido che già le scuriva la guancia. L'aveva colpita per istinto.
Aveva pensato alla sua Faith tanto spaventata dalla disapprovazione. E aveva alzato la mano per contrastare una mano già alzata.
Forse era quello il loro problema. Vivere violentemente in un mondo troppo violento. Non conoscere pace, ma solo destino, vocazione.
Nemmeno l'amore era contemplato. Ma c'era.
Buffy urlava contro di lui. Ed a poco a poco faith assumeva un ruolo marginale nel discorso.
Buffy era arrabbiata con Angel. Per essere stata abbandonata. Perchè era stato capace di abbandonare lei e non Faith.
Perché le aveva mentito.
Perché tutto le gridava la scelta di Angel.
"Allora." - scattò ancora, quando le sembrò di non avere più la sua silenziosa attenzione - "Quale dei due vampiri con l'anima si sta godendo maggiormente la Cacciatrice?"
Angel la fissò, con uno sguardo frammisto di sorpresa e tensione.
"Quale dei due, almeno questo voglio saperlo! Quale!" - aveva gli occhi pieni di lacrime - "Mi amavate entrambi così tanto da lasciarmi sola, non è vero? Hai portato via Spike da Sunnydale e le uniche notizie che siete stati così gentili da farmi avere sono state le lettere che riceve Dawn!"
"E' questo dunque il vostro concetto di amore? Da una cacciatrice all'altra? A turno?"
"Smettila. Sei ingiusta."
"Ah! Io sono ingiusta! E tu, tu cosa sei? Sei perfetto, silenzioso e profondo? Sei quello che sa e può sempre decidere per gli altri? Non ti sei interessato abbastanza a quello che faccio per avere ancora questo diritto. Potrei morire pattugliando il cimitero e tu lo sapresti come gli altri, troppo tardi. Eri l'unico..." - la voce le si spezzò - "Eri l'unico che riusciva a sapere ogni cosa, l'unico che c'era sempre. Non mi avevi mai mentito, prima d'ora. L'hai fatto per Faith. E mi trovi ingiusta…"
"Non servirebbe a nulla dirti che volevo solo evitare quello che sta accadendo, vero?"
"Non ha funzionato, Angel, mi dispiace. Hai sbagliato. Hai tradito la mia fiducia. Per una cacciatrice rinnegata che ha cercato di ammazzarti."
"Molta della gente con cui vivo ha cercato di ammazzarmi, in passato." - replicò, avvicinandosi - "E per quanto il passato conti nella nostra mente, non è abbastanza per lasciare Faith al suo destino. Mi ha chiesto aiuto. Non avevo un buon motivo per negarglielo."
"Non avevi nemmeno un buon motivo per negare a me una spiegazione…"
Era vero.
Angel lo sapeva.
Ma aveva ritenuto giusto farlo.
Le accarezzò le braccia. E, quasi senza volerlo, le loro fronti si toccarono.
"Buffy, io non posso cambiare ciò che ho fatto. L'ho fatto perché lo ritenevo giusto. Non voglio che il Consiglio la trovi, voglio che possa avere anche lei degli amici ed una famiglia, proprio come te. È così difficile da capire?"
"Tu l'hai fatto a me, Angel." - mormorò, resistendo al desiderio di abbandonarsi, chiudendo gli occhi - "Potevi farlo a chiunque.. ma è a me che non hai detto la verità. È da me che hai difeso faith. Non dal Consiglio."
"Tu puoi farle male quanto loro…"
si allontanò, come se si fosse scottata.
"E' giusto, ma non pensi quanto male possa aver fatto lei a me! Questo non è così importante, vero, Angel?" - riusciva a piangere senza che i lineamenti ne fossero stravolti. Lacrime di rabbia - "Hai creato una bella corte, complimenti!"
"Non una corte. Una famiglia." - rispose Angel, ferendola ancora. Una famiglia senza di te.
Senza di te, che amo sopra ogni cosa.
Era abbastanza.
Buffy gli girò le spalle, lasciandolo sconfitto.
Per aver scelto una cosa giusta.
Uscì dalla stanza, ed il motivo per cui era venuta, Angel non lo seppe mai.
E sulla porta, rispondendo ad un copione indecifrabile, trovò Spike.
E Faith.
La guardò fissa, desiderando ferirla.
"Per me sei morta. Con tutto quello che di marcio rappresenti."
Sarebbe voluta correre lontano.
Ma c'era ancora qualcuno che doveva affrontare.
Qualcuno che stava appoggiato alla porta, per sbarrarle la strada.
"Dobbiamo parlare, Buffy." - la voce di Spike era acciaio - "Subito."
Le indicò le scale. E Buffy, inspiegabilmente si avviò, senza un commento. Spike sfiorò le dita di Faith e le diede un bacio fuggevole alla tempia, approfittando di non essere visto. Lasciandola sola al centro del grande ingresso.
A fissare Wes, seduto nella penombra, invisibilmente.
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| III |
Buffy lo precedette su dalle scale, fermandosi ad aspettare sul pianerottolo. Spike, con ampio gesto della mano, le indicò una porta.
Quella della sua stanza e poi, mentre già lei lo fissava irritata, alla vista del letto sfatto, quella dello studio.
Prendendosi la briga di non sbattere la porta, mentre la ragazza, a braccia conserte, si fermava al centro della stanza.
"Bella cameretta." - commentò acida - "E non ti manca la cripta?"
"Continua pure." - la smontò lui, impassibile - "E' l'arrabbiatura più stereotipata a cui abbia mai assistito. E dimmi, come sarebbe dovuta proseguire? Uscendo e correndo per strada, con gli occhi pieni di lacrime? Arrivare a Sunnydale e precipitarsi a casa a piangere con la faccia sepolta nel piumone? Ti prego…"
"L'anima non migliora il tuo carattere…"
"Sbagliato. Sono le stronzate e i capricci che mi rendono così piacevole."
"Certo." - Buffy cercava disperatamente di sfuggire al suo sguardo - "Se hai qualcosa da dirmi, fallo subito."
"Tesoro, non sono io che mi sono precipitata a Los Angeles. Per cui dimmi che avevi bisogno."
"Non ho bisogno del tuo aiuto."
"Allora cerca di accontentarti. Perché, se hai un minimo di decenza, questa volta faresti bene a non chiederlo nemmeno ad Angel. E non voglio sapere cosa gli hai detto."
"Non è stato uno zuccherino nemmeno lui." - si difese infantilmente la ragazza. Mordendosi subito le labbra.
Spike la fissò ed il sorriso che gli spuntò sulle labbra non celava niente di amichevole.
"Sì, certo. Povera piccola Buffy che arriva qui e viene subito ferita."
"Ma ti senti quando parli? Non sono io che ho tenuto nascosta Faith ad Angel."
"Certo. Allora non gli hai mai nascosto nulla. Magari non gli hai mai nemmeno mentito. Vero buffy? Nemmeno una volta."
"Ma che vuoi! Non sai niente di me ed Angel. Cosa vuoi Spike?"
"Una volta" - spike si accese una sigaretta facendo schioccare l'accendino - "Uno volta volevo te. Del resto non mi importava. Con sano egoismo, volevo la donna di Angel. Per tormentarlo, per fargli capire che l'anima non era più del sesso. Anzi."
Adesso Buffy iniziava a capire dove si andava a parare.
"Faith ha fatto lo stesso. Ha cercato di portarti via Angel. Per dimostrarti che il buonismo non è tutto. Risultato? Io e lei ci sbagliavamo. Allo stesso identico modo. Ma vedi, io che non so nulla di te ed Angel, una cosa la so: Angel non ha ceduto a Faith. Ha finto, ma non ha ceduto."
Si avvicinava pericolosamente.
"E tu, Buffy." - sillabò, chinandosi per sussurrarle ad un orecchio - "Che scusa hai per non essere stata altrettanto forte?"
Non aveva bisogno di girarsi per vederla piangere. Non aveva bisogno che la sua coscienza urlasse troppo, per sapere che le stava facendo male.
"Mi dispiace, Buffy." - aggiunse - "Ma mi domando come la tua anima ti permetta di dire quello che hai detto. Soprattutto quando, alla resa dei fatti, sai benissimo quali sono i tuoi torti."
"Cosa ne puoi sapere tu!"
"Io? Ne so quanto Angel. Non ci vuole molto per farsi il callo. Solo che io e lui siamo diversi. Anche se con un'anima, io posso permettermi di sbagliare. Lui, a quanto pare, non può concedersi lo stesso lusso. Non credi?"
"Perché mi fai questo?"
"Perché è ora che ti entri in testa che non si da' la bacchetta sulle mani alla persona che si ama. Perché Angel fa le sue scelte difficili come te. Credi che sia stato facile proteggere Faith in tutti questi mesi?" - iniziava a perdere le staffe e cercava di controllarsi - "credi che lui e Wes non abbiano mai avuto scontri con quelli del Consiglio? Credi sia facile proteggere faith da tutto questo? Credi che sia facile vivere qui solo perchè non c'è la Bocca dell'Inferno nello scantinato? Buffy, guardati intorno, quando esci da quella porta. Sei a LA, non sai nemmeno quanto male si annidi dietro ogni angolo."
Si interruppe. Si passò una mano sulla fronte e proruppe in un'ultima frase.
"Avanti, dimmi che vuoi."
Buffy teneva lo sguardo basso, sulle braccia conserte.
"Ho detto a Dawn che venivo a vedere come stavi. E per avvertirti che è arrivato colui che la stava cercando."
Spike sedette sul bordo della scrivania e buffy si voltò a guardarlo. Si era levato la giacca ed aveva lunghe cicatrici irregolari sulle braccia. Buffy le guardò, poi Spike celandole alla vista la invitò ad andare avanti.
"Si chiama Glory. E pare che sia un dio. Non sappiamo altro. Facciamo di tutto per trovarla ma, a meno che non sia lei a fare la prima mossa, è un buco nell'acqua dietro l'altro. Cerca la Chiave."
"E sa già dove si trova?"
"No. Per il momento non lo sa. Non so per quanto ancora…" - Buffy sembrava riacquistare forza - "mi sembrava giusto avvertirti. Se le cose degenereranno, vorrei che tu la proteggessi. O almeno ci provassi."
"Non c'è problema." - ribattè Spike - "Verrò io, oppure, se preferisci, potrai mandarla tu qui."
Buffy annuì.
"Resterà tra te e me?"
Spike la squadrò ancora.
"Mi sembra il minimo."
"Bene, bene." - buffy gli guardò ancora le braccia -"Cosa ti è successo…"
"Ti interessa sul serio?" - la provocò il vampiro, allungando le braccia e contemplando le lunghe cicatrici - "Vediamo, da dove cominciare? Mi hanno lacerato i polsi per dissanguarmi, appeso come un animale al macello ed utilizzato come bersaglio. Mi hanno quasi paralizzato e ridotto ad un vegetale"
"Loro chi?" - deglutì Buffy, improvvisamente pallida.
"Loro. Chi se no. I miei simili" - spike le sorrise, apparendo più cattivo di quanto non si sentisse - "Non lo sai, forse. I propri simili possono essere i nemici peggiori. Sembrano amici e poi… puff! Un attimo prima Darla e Dru erano le due donne più importanti della mia vita. E, un attimo dopo, le peggiori carnefici che abbia mai avuto."
"Sono state loro due?"
"Più una trentina di altri pupilli di passaggio. Non sai che c'è l'amore libero tra i vampiri? Più la quantità, che la qualità. Così sono sopravvissuto." - gli sembrò il momento per calare di nuovo la scure - "Del resto, noto che funziona così anche nei rapporti tra cacciatrici."
"Non paragonarmi a faith!"
"E perché no. I suoi guai sembrano proprio essere iniziati a furia di essere paragonata a te. Faith, sii un po' più come Buffy. Faith, sii amica di Buffy che è una buona amica… Faith, perché non sei buffy? Che potevi aspettarti, se non che l'unico mentore che abbia mai avuto le lasciasse in eredità un marchingegno per divenire te?" - Spike sedeva con le gambe a penzoloni - "e tu non vuoi che io accomuni te e Faith? Certo, non avete niente in comune. Ma, ora come ora, mi viene da dire una sola cosa: Buffy, perché non hai cercato un dialogo come ha fatto faith? Perché ti sei impegnata subito a cavarle gli occhi?"
Ogni colpo andava a segno. Con impeccabile maestria, Spike apriva una breccia nel cuore di Buffy. Lacerava le sue certezze, senza rimorso.
E non diceva nulla che non fosse verità.
Buffy non aveva più veleno con cui ribattere. Quello scontro con Angel, fatto più di urla che di parole, l'aveva lasciata senza forze. Insicura, sul fatto di aver detto veramente qualcosa di giusto. Di importante.
Solo cattiverie. Pure cattiverie senza sostanza.
Parole che avrebbe presto dimenticato, serbando solo il ricordo di occhi scuri tristi e mani fredde.
"Spike… io…"
"Non mi chiedere cosa fare. Perché non ho nessuna intenzione di risponderti. Io non sono Angel, non lo sarò mai. Mi hai apostrofato con questa frase così tante volte che non ho difficoltà a ricordarmelo. So che Angel non dimentica, ma sa perdonare. Come so che non scenderai quelle scale per andare a parlargli. E non proverai nemmeno a capire perché Angel voglia proteggere Faith da te."
"Non posso ucciderla, se è quelli che credi. E non intendo denunciarla."
"Non c'è bisogno di denunciarla. È opinione diffusa, qui dentro, che sappiano benissimo che Faith è protetta da Angel." - Spike sorrise ancora, scotendo la testa - "E quanto ad ucciderla, ci sono molti modi per farlo, che vanno ben oltre la sana violenza."
"Certo, solo un assassino come te può parlare di queste raffinatezze." - scattò ancora Buffy. Dimenticando di nuovo l'anima pulsante che gli batteva in petto.
Non sapendo chiedergli scusa.
"Buffy, Buffy… tu non impari mai. Ed è un peccato che l'amore che Angel ha per te sia così forte. Ed è un peccato che la sua anima sia così facile da lacerare."
Sembrava trovare la cosa divertente, nel fissarla.
Un altro prolungato sorriso.
Solo per lei.
Un'altra condanna.
"Il tuo era un amore effimero, invece…"
Era una domanda che non si aspettava. Non era nemmeno una vera domanda.
"che importa, Buffy."
"Io ti ho baciato perché pensavo fosse vero!" - esclamò, disperata.
"Buffy, tu mi hai baciato amando Angel. Mi hai baciato per sentire il sapore del mio amore? Brava… ti è piaciuto?" - la sovrastava, nell'arrivare molto vicino alle sue labbra - "Hai sentito l'amore. Era vero. E non lo era. Puoi capirlo questo. Era amore. Amore per una Cacciatrice. Io le uccidevo per amore… ma se parli dell'amore vero e profondo… allora no. Era falso."
Le voltò le spalle e fissò il quadro dietro la scrivania.
"Io sono divenuto vampiro per amore, buffy. So bene di cosa sto parlando. Amore, amore vero…" - mormorò ancora, pensieroso - "Angel, invece, è divenuto vampiro per disperazione. E sa bene cosa possa essere il dolore. Tu, nella sua vita saresti potuta essere una seppur breve eccezione. Ma siete stati entrambi troppo innamorati dei vostri ruoli."
"Lui mi ha lasciato, Spike."
"E' vero. Lo so. Ma questo non è un motivo per affondare ancora la lama."
"Anche lui mi ha fatto soffrire." - ribatté ancora, testarda - "eppure tu continui a difenderlo."
"Io, buffy, sono stato il primo a sbattere sul muso ad entrambi la vostra impossibilità ad essere solo amici. Il primo che ha detto ad Angel che non avrebbe mai dovuto lasciarti,se ti amava sul serio. Ma non vanno così le cose. Riuscite ad accusarvi uno con l'altro, ma non potete cambiare. Rimarrete sempre quello che siete. Tu devi accettarlo."
"Solo io? Solo io devo capire?" - singhiozzò Buffy, chinando il capo.
"Se lui non avesse capito, non ti avrebbe mai lasciata." - mormorò Spike.
E Buffy, alzando lo sguardo di scatto, lesse nei suoi occhi l'impossibilità di dire altro.
"Ci siamo molto allontanati da quello che volevo dirti. Ma forse è un bene. Fa' buon viaggio, Buffy. E abbraccia Dawn da parte mia."
Westley non aveva avuto molto da dire.l'aveva fissata senza dirle una parola, nemmeno dove fosse Cordy.
Poi, con gli occhi, le aveva indicato il salone dove, sporgendosi appena, avrebbe potuto vedere la schiena curva di Angel, gravata da quella che doveva essere stata un'interminabile guerra.
E faith si era lasciata guidare dall'istinto del suo osservatore.
Lasciandolo solo in un ingresso vasto e soffocante allo stesso tempo. Con una porta aperta sulla confusione del mondo.
"Angel…" - chiamò Faith, avvicinandosi. Angel le dava le spalle e si teneva una mano sugli occhi. Ma quando sentì la sua voce si girò, per sorriderle.
"Ciao bimba, andata bene la ronda?"
Angel le sorrideva. E Faith non sapeva come rispondere.
"Scommetto che William ti ha convinto a d andare a bere qualcosa, per distendere i nervi." - la tormentò.
E per faith fu troppo. Non le importava nulla se Buffy li vedeva.
Percorse in pochi metri che ancora li separavano e gli si gettò tra le braccia.
"Faith." - lo udì sospirare, mentre ricambiava l'abbraccio - "Siamo molto bravi a complicarci la vita, tu ed io, vero?"
"Mi dispiace Angel." - sperava di non mettersi a piangere - "non volevo che tu e Buffy litigaste per colpa mia. Mi ha colto di sorpresa."
"Va bene ugualmente… prima o poi l'avrebbe scoperto. Speravo anch'io… bhè, non escludevo che la prendesse proprio in questo modo…"
"Avete litigato, vero?"
"Temo di sì. Adesso è salita con William, cercherò di parlarle quando scende."
Povero Angel.
Disposto a tutto pur avendo ragione.
"Anche se penso che non vorrà saperne."
"ti prego… non poniamo limite alle risorse di Spike." - sorrise faith per incoraggiarlo.
Angel la guardò, cercando di vedere la ferita che le aveva provocato quell'ultima frase di Buffy. e vide ancora la forza che quella povera ragazza emanava, la capacità di risalita che sembrava non perdere mai.
Vide le lacrime che sembravano non scendere mai.
Vide la violenza che si faceva per non cedere ancora. E le accarezzò una guancia.
"Sai che Spike è una buona spalla su cui piangere?" - disse Faith, deglutendo, per non inondare di lacrime un'altra camicia - Non siamo andati troppo lontano. Siamo andati a vedere le stelle.."
"Dove?"
"Qui sopra… sul tetto. Siamo passati dall'antincendio. Con birra, sigarette e cioccolata." - sorrise faith.
"E dimmi, faith." Angel alzò un sopracciglio con fare indagatore - "Le avete viste le stelle?"
Faith sentì un vago rossore diffondersi sulle guance. Lei ed Angel erano ancora abbracciati. E Faith, per vederlo meglio in viso, si era inarcata leggermente indietro, puntandogli le mani sul petto.
Abbracciata con Angel… non era cominciato tutto così?
"Ne abbiamo viste parecchie…" - rispose, tra l'innocente e l'evasivo.
Angel non sembrava volerla lasciar andare. C'era qualcosa…
"Angel, che cos'è che vuoi dirmi." Lo incoraggiò.
"Quello schiaffo. Non è stata colpa tua, Faith… in quel momento mi è sembrato aver un buon motivo per farlo. E, per quanto non abbia aiutato la mia situazione, non sono certo di esserne pentito."
Faith si scostò. Si allontanò e si sedette sul divano, raccogliendo le ginocchia contro il petto.
L'umidità della notte aveva reso ancora più ondulati e selvaggi i suoi capelli.
Gli occhi brillanti la rendevano simile ad una tigre in gabbia.
Fiera e forte. Ma in gabbia.
"Non posso crederti, Angel. So perché mi hai detto una cosa del genere. Ma non è vero. L'hai fatto perché era giusto per me. Non per te. Ricordi? L'hai detto tu, quando io ti ho detto che la morte di darla ricadeva sulle mie spalle, non sulle tue. Io ho ucciso per te e tu per Spike. Tu hai picchiato Buffy per me. Non conta chi l'ha fatto, ma per chi. Non mi mentire, ti prego."
Angel abbassò il capo, rimanendo in silenzio.
Poi in un sussurro ammise.
Sì faith.
L'ho fatto per te.
E perché era giusto.
Non mi importa come mi sento.
Passerà anche questo.
Nella gamma delle cose che ho fatto non è neanche tra le peggiori.
Anche se mi peserà, l'ho fatto per un buon motivo.
Un buon motivo che non ho sempre avuto, nelle mie azioni.
E questo, bambina mia, dovrà bastare ad entrambi.
"Basterà, Angel. Basterà." - rispose Faith, lasciando che una lacrima perfetta le rotolasse lungo la guancia.
I tacchi di Buffy risuonarono appena, lungo i gradini.
Angel alzò lo sguardo e Buffy si fermò a metà della rampa.
Per guardarsi.
Per imprimersi uno nella mente dell'altro.
Come erano.
Come erano stati.
E come sarebbero potuti essere, se Buffy avesse percorso gli ultimi gradini correndo fino a raggiungere le sue braccia.
Faith la vide nello sguardo di Angel.
E si alzò, per avviarsi alla porta, mentre buffy finiva di scendere le scale.
Come una sonnambula.
Come se ogni forza fosse ormai prosciugata.
Si fissarono.
Si guardarono cercando ciò che le rendeva simili.
Un cromosoma.
Un lineamento.
Un gesto.
Lo sguardo che solo Spike sembrava saper vedere.
Ed invece videro solo il dolore che sapevano provocarsi una con l'altra.
Senza speranza alcuna.
Non avevano voce e non avevano corpo. Erano solo due forze fatte di luce, separate da un'ombra che nessuna delle due poteva colmare.
Separate dall'oscurità che sembrava circondarle e celarsi dentro di loro.
Due Cacciatrici in una stessa epoca. Fatte per farsi male.
Incapaci di convivere, incapaci di attrarsi. Come due poli uguali. Ugual forza. E capacità di respingersi ad oltranza. Un muro.
Un muro tra due anime affini.
Due strade quando ce ne sarebbe dovuta essere una sola.
Si guardarono, senza cercare altro.
O qualcosa.
Che desse un perché a tutto.
Alle domande che non si sarebbero mai potute fare.
Alle risposte che non sapevano di poter dare.
Si sarebbero separate.
E sarebbe stato per sempre.
Westley si alzò e camminò fino alla balaustra. Vi appoggiò una mano e la guardò entrambe in faccia.
Westley, nel bene e nel male, sapeva.
Ed annuì, nello spostare lo sguardo da una all'altra.
Non si dissero nulla.
E non dissero nulla a Buffy, quando questa passò tra di loro ed uscì.
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