TIME LINE: PRESENT AND LOST
FUTURE
Autrice:Luce
L’ autrice non scrive
a scopo di lucro, ma solo per cambiare l mondo come vuole, capricciosamente.
Non intende violare copyright e non possiede i personaggi che sono di proprietà
della Mutant Enemy, della Fox.
NOTA PERSONALE: Non è
storia AU ma è totalmente inventata e sconvolge le linee temporali e
dimensionali. Scritto dopo aver visto la quinta serie di Angel. Inserito dopo
la quarta serie di Angel e dopo la settima di Buffy.
Aspettatevi
cambiamenti della storia e delle vite dei personaggi e di vedere uno Spike, che
amo in questa versione matura.
Credo di aver detto
tutto, nel caso non flagellatemi.
Buona lettura.
Commentate gente ;)
Erano in ritardo,
come al solito del resto.
Anche al suo
compleanno, nessuno a casa a festeggiarla. Era da sola, seduta nella cucina di
famiglia e pensava agli ultimi avvenimenti che avevano caratterizzato e segnato
i ritmi di quella pazzesca ed intima quotidianità, con Gunn e Wes, Cordy, Angel
ed anche Spike e la piccola Kathy.
Pensava a quanto
doveva essere grata alla vita per ciò che aveva, certo escludendo quei
maledettissimi cinque anni di oblio.
Aveva avuto
Angel, prima il suo principe azzurro che la portò via da quel inferno, poi il
suo carissimo fratello maggiore. Certo, perché aveva capito, ed Angel e Cordy
erano stati chiari su questo, che non poteva esserci niente tra loro; ne era
consapevole anche lei, non era adatta per essere la compagna di Angel, lui
meritava una vera donna, sana, forte, capace di poter condividere la lotta, il
dolore, tutta la pena che pesava sulle sue spalle da così tanto tempo che,
nonostante la serenità di quella calda e affettuosa famiglia mista, sentiva
gravare su di lui ogni giorno. Fred sorrise, non aveva rimpianti di nessun
genere, anche perché il principe azzurro si sa, non esiste, esiste solo l’amore
che scegli di vivere e provare, sperimentare, alimentare con pazienza e cura,
come si fa con un bambino piccolo.
Come faceva da
mesi Spike con sua figlia.
Era un vampiro
eccezionale, ed un padre ancora migliore, erano diventati subito amici, Fred
sentiva che più di qualunque altro sarebbe potuta essere la sua migliore amica,
e ne era felicissima, potevano essere come Cordy ed Angel.
Era un ragazzo
molto attraente, affascinante, con quel aspetto così imperfetto ed intrigante,
a dire il vero all’inizio si era presa una specie di cotta, niente di
importante, e che era difficile resistere ad un uomo del genere, così forte ma
anche così terribilmente fragile, così amorevole con lei e Kathy e così testardo
ed arrogante con gli altri, qualche volta con Angel di più che con Wes e Gunn.
Era stata una
infatuazione senza conseguenze, prima di tutto perché era follemente innamorata
di un ragazzone di colore, affascinante e forte come Gunn, poi perché percepiva
ormai da tempo che il cuore di Spike si era chiuso all’amore, doveva aver
passato qualcosa di veramente sconvolgente, perché con il fascino che si
trovava ad emanare, avrebbe avuto un successo pazzesco con le ragazze. Ma lui
non sembrava accorgersene, o forse semplicemente non gli importava, era preso
dalla missione, dalla lotta, dal dolore.
A Fred sarebbe
piaciuto che si liberasse un po’ del suo fardello, che si confidasse, ma non
poteva certo costringerlo, ognuno ha bisogno dei propri tempi.
-Ok, basta
rimuginare-
Si alzò dalla
sedia e sentì una grande energia scorrerle per tutto il corpo, sorridente
cominciò a rovistare nella credenza per trovare il necessario per fare una
torta di compleanno. Che importava se non la compravano, poteva farla lei, tutti
combattevano così tanto e così spesso e Fred aveva deciso che poteva essere lei
a fare un regalo agli altri, dopo la lotta sarebbero stati stanchi ed affamati.
Canticchiava
allegramente mentre mescolava gli ingredienti, sperando che tutto andasse bene,
del resto lei era una scienziata non una cuoca.
Un pianto la
distolse dal suo impegno.
-Arrivo Kathy.-
Si precipitò in
salotto e vide la piccola completamente imbrattata di colori, che lei le aveva
dato per distrarla mentre cucinava, la prese in braccio e si diresse verso il
bagno del piano terra
-Se tuo padre ti
vede così mi uccide.-
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Combattere a
fianco del vampiro biondo era diventata un’abitudine ormai consolidata, e
nessuno faceva più caso al fatto che fosse comunque strano che un altro vampiro
con l’anima faceva parte di loro, ma non perché non importasse, era piuttosto
il contrario, era entrato nella loro vita in modo così naturale che non c’era
bisogno di pensarci troppo o parlarne, cosa che Angel faceva spesso, prima.
Più che la
presenza di Spike era il comportamento di Angel ad essere strano. Era
sollevato, sorridente, rilassato e mentre combatteva sembrava addirittura che
si divertisse.
Il vampiro bruno
prese il braccio del demone e lo stritolò per portarlo dietro alla schiena e
slogarglielo. Con un gesto senza alcuna forza lo spedì direttamente di fronte a
sé e incontro al paletto che Spike teneva con sicurezza. Cenere, tutto ciò che
rimaneva dell’ultimo vampiro per quella sera.
I due si
sorrisero divertiti e soddisfatti per la lotta andata a buon fine.
Wes e Gunn si
stavano già dirigendo verso l’auto.
-Sono proprio in
sinc, vero?- Disse Gunn.
-Già, non mi è
mai capitato di vedere due più affiatati nella lotta.- Rispose Wes cercando le
chiavi nella tasca destra della giacca.
-Dipenderà dal
fatto che sono due vampiri, sai stessa velocità, stessa forza.-
-Credo di si, in
più bisogna considerare che sono comunque stati insieme per molto tempo,
quindi..-
Il ragazzo di
colore si girò verso l’altro con aria sospettosa
-Che significa
sono stati insieme..-
-Ah, già a volte
dimentico che tu e Fred non lo conoscete affatto e ignorate molto della vita
passata di Angel.-
-Ok, allora
illuminami.-
Wes mise in moto
e sorrise al amico.
-Angel un tempo
era il flagello d’Europa e Spike era William Il sanguinario. Insieme a Darla e
Drusilla, due pericolosissime vampire, devastavano tutto ciò che trovavano
e compivano
stragi, che al solo pensarci rabbrividisco. Angel era il sire di Drusille e
siccome lei lo era di Spike, si può chiaramente addurre che Angelus lo fosse di
Spike.
Combattevano
demoni e uccidevano ogni genere di creatura, per nutrirsi, per divertirsi, non
faceva differenza, comunque per molto tempo hanno vissuto così, per cui è
normale che siano così ben assortiti nella lotta.-
-Ehi, ne sai di
cose, osservatore.-
Si complimentò
ammirato l’amico.
L’espressione di
Wes si rabbuiò leggermente.
-Non lo sono più,
lo sai questo.-
Poi si voltò di
nuovo davanti a sé e strinse leggermente il volante
-Ehi amico,
meglio per noi e per tutti, sei un ottimo cacciatore di demoni adesso..-
Voleva
rincuorarlo, sapeva quanto Wesley si sentiva inadeguato nel ruolo di
osservatore, dopo che era stato cacciato dal consiglio e da casa propria, senza
il minimo aiuto o parola di conforto dal padre, che si era affrettato a dire
che era stato proprio un fallimento.
-Va bene, Gunn,
non importa. Non mi importa di essere un osservatore, ciò che conta è la
famiglia, la nostra. Quella che vive e respira ogni giorno la violenza di
questa città e continua a lottare ed amare.-
-Belle parole
amico, ma sul fatto del respirare non ti posso dare molta ragione.-
Lo disse
indicando con il pollice i due vampiri che si stavano avvicinando all’auto.
-Bel lavoro, non
pensi?- Disse il vampiro bruno, aggiustandosi la giacca di pelle che era
coperta di cenere.
-Assolutamente,
erano più di venti.- Rispose Spike completamente intonso.
Angel lo guardò e
disse con leggero disappunto
-Si può sapere
come mai non sei coperto di cenere?-
-E’ semplice,
sono più veloce di te a schivare, e ho decisamente più stile.-
Scherzò il
vampiro.
-Spiritoso.-
-Sempre.-
Risero contenti,
tranquilli, nonostante avessero appena messo le loro vite in pericolo, uno
grosso dato il numero dei vampiri che avevano polverizzato, ma era stato
necessario, stavano diventando un clan, e non si potevano permettere che
diventassero troppo forti.
-Un giorno o
l’altro dovremmo confrontarci così da farti riconoscere la mia superiorità,
childe.- Quell’ultima parola gli sfuggì senza volerlo veramente, sapeva che non
era più il suo sire, e a dire il vero non gli dispiaceva poi molto. Il vampiro
che era tornato nella sua vita così prepotentemente era suo pari, non un suo
subordinato.
Spike si fermò a
quelle parole, colpito.
Angel si girò, pochi
passi più avanti di Spike.
-Non abbiamo
combattuto abbastanza tra noi, Liam?-
Aveva
un’espressione triste e ferita, terribilmente seria, come il tono della sua
voce, virile e salda.
-Si, scusa, io
non intendevo, voglio dire non c’è bisogno che noi ci confrontiamo..-
Ma non sapeva
esattamente cosa dire di fronte a quegli occhi azzurri capaci di ipnotizzarti.
-Non importa,
lascia perdere.-
Spike lo sorpassò
ma Angel, istintivamente gli afferrò il polso sinistro.
-Susami William,
non sei il mio childe, sai che non ti considero più inferiore a me.-
Spike si rilassò
nella sua stretta.
-E come mi
consideri?-
Angel si avvicinò
fino a che il braccio di Spike scendeva lungo il proprio fianco, morbido.
-Dobbiamo mettere
per forza etichette?-
Disse Angel
facendo scivolare la sua mano su quella di Spike, per poi lasciarla.
-No, non
dobbiamo, solo, Liam, mi chiameresti amico?-
Amico? Devo considerarti mio amico, Spike?
Perché hai bisogno che te lo dica?
E soprattutto perché non voglio dirlo, che
siamo amici? Ormai dovrebbe essere normale, mi fido di lui, ha un’anima, come
me combatte per la missione, condivide l’amore dei nostri amici, della nostra
famiglia.
Perché non riesco a dirlo?All’inizio ci
riuscivo, ci siamo stretti la mano, dopo quella notte in cui rimanesti ferito e
mi raccontasti la verità sulla tu presenza qui.
Adesso non riesco.
Angel
semplicemente sorrise e Spike fu contento perché quello era un segno
dell’amicizia di Angel, il fatto che combattevano insieme ogni notte era un
esempio della fiducia che aveva nei suoi confronti. Solo una volta si erano
detti che potevano essere amici. Ma ci voleva tempo, quella stretta di mano era
stata come un tacito accordo, un inizio, ma non bastava chiamarsi con i loro
nomi da esseri umani e stringersi la mano, per diventarlo davvero. Avevano
molta strada da percorrere.
-Dai andiamo,
siamo in ritardo, Fred deve essere festeggiata.-
-Ok.-
Angel si riscosse
da quella strana sensazione di disagio e decise che Spike aveva ragione.
Tutto andava
bene, stavano tornando a casa da Fred, Cordy e Kathy, i ragazzi erano sani e
gli innocenti erano salvi, cosa poteva volere di più?
Stava sprofondato
sulla poltrona della stanza dell’Hyperion, che incredibilmente era tornato ad
essere il suo rifugio, con la piccola distesa sul suo petto.
Le accarezzava le
manine, piano, coma faceva con Connor, a suo tempo, e pensava a ciò che non
aveva più, perduto irrimediabilmente, Cordy, Wes, Gunn e Lorne scappato chissà
dove. Restava lui.
Un piccolo gemito
lo distolse dalla sua tristezza.
-No, io ho te
adesso. Anche se non so per quanto tempo ancora.-
-Tutto quello che
vogliamo.-
Angel alzò lo
sguardo per incontrare quello del suo nemico di un tempo.
-Spike, non
possiamo tenerla, cosa abbiamo da offrirle?-
Il vampiro biondo
entrò nella stanza avvicinandosi alla finestra e costringendo Angel a girare la
poltrona, che si muoveva facilmente sulle rotelle.
-Tanto per
cominciare, protezione.-
Angel abbassò la
testa.
-Se avesse una
famiglia normale non dovrebbe affrontare nessun pericolo.-
-Come Connor?-
-Già.-
Gli aveva
raccontato tutto di quello che era successo prima che lui tornasse, tramite
l’amuleto alla W&H e nella sua esistenza.
-Ma lei non è
Connor, e da come stanno andando le cose credo che sarebbe più protetta con noi
che fuori di qui, sotto il sole.-
-Sta peggiorando,
non è vero?-
-Sembra
Sunnydale, la bocca dell’inferno, solo che stavolta il passaggio è molto più
semplice, le rovine della W&H.-
Angel si alzò per
posare delicatamente la bimba nella culla.
Era curvo su di
essa, non guardava la bimba, stringeva gli occhi e le assi di legno del letto.
-Ho fatto un
casino, ho scelto male.-
Spike si volse
verso di lui
-Angel, non hai
sbagliato, quello era il male, andava debellato.-
-Si e adesso,
qual è la conseguenza? Che tutti i demoni possono agire indisturbati.-
-Beh ci sono gli
sciamani che ci stanno aiutando, no?-
-Per quanto
ancora?-
Spike avrebbe
perso un battito, se l’avesse avuto, gli occhi di Angel erano carichi di dolore
e annusava la sua paura, soprattutto per la sorte di Kathy.
-Il tempo
necessario.- Rispose Spike
-Non sarà
comunque sufficiente.-
Lo guardava
ancora e cercava qualcosa nello sguardo di Spike, ma non sapeva cosa, forse
comprensione, amicizia, come quella che ormai li legava. Quando avevano perso
tutto ed erano rimasti soli, tutto era cambiato, che senso avevano le loro
schermaglie, la loro stupida competizione per ogni cosa? Niente, in confronto a
ciò che non avrebbero più avuto; le parole sagge di Wes, la spavalderia di
Gunn, la dolcezza di Fred, l’incontenibile allegria di Lorne..
Per non parlare
di Cordy….
Il tempo in cui
il senso delle cose e della vita glielo dava la missione per le forze del bene,
ed i suoi amici con lui; in un ufficio sgangherato con Cordelia e Doyle; in un
hotel, lo stesso di allora, forse più vuoto, in cui viveva con la sua gang,
come l’avrebbe chiamata Gunn.
Adesso tutto
aveva un senso solo se loro lo
affrontavano insieme.
Solo se lo aveva
a fianco.
-Non guadarmi
così, Angel.-
-Come?-
-Mi guardi come
se potessi darti tutte le risposte, come se avessi tutta la forza che tu non
hai.-
Angel continuava
a fissarlo
Devo dirglielo, non ha senso tacere
ancora. Non posso immaginare come la prenderai, se ti allontanerai, se invece
capirai, se potrai provare ciò che provo io, se invece fuggirai disgustato, ma
in un mondo di caos, l’unico punto fermo sei diventato tu.
-E’ così.-
Spike non voleva
guardarlo negli occhi, avrebbe ceduto.
-No, non lo è.-
Spike si
allontanò e si diresse verso la sua stanza, di fronte a quella di Angel.
-Aspetta.-
Con la sua
velocità vampirica lo raggiunse prima di ritrovarsi con la porta chiusa in
faccia, fermandosi alle spalle dell’amico.
-Spike non dire
che non sei forte, lo sei molto più di me.-
Spike scosse la
testa e si voltò con rabbia.
-Che diavolo
dici? Sei tu che hai perso tutto.-
-Tutto?-
-I tuoi amici, la
tua missione.-
-Li avevamo in
comune, se non sbaglio.-
-Cordelia, la
donna che hai amato almeno quanto Buffy, se non di più, era anche la tua
migliore amica, la tua connessione con l’umanità.-
-Non serve che mi
ricordi quanto Cordelia fosse importante nella mia esistenza. Ma l’avevo persa
molto prima che andasse in coma.-
-Fred, oggi
sarebbe stato il suo compleanno.-
-L’amavi anche
tu.-
-Wes e Gunn,
erano la mente e il braccio, uomini e compagni straordinari.-
-Lo erano, e avevano
scelto liberamente il loro cammino. E tu lo percorrevi con loro almeno quanto
me.-
Il fatto che
Angel continuava a negare che provasse più dolore di lui lo infastidiva, in un
certo senso, e poi continuava a coinvolgerlo, come se avessero sopportato lo
stesso dolore, ma agli occhi di Spike non era così.
-Piantala di fare
così.- Sbottò Spike.
-Così come?-
-Fai sembrare che
siamo uguali, che abbiamo fatto e affrontato le stesse cose, ma non è così.-
-No? Io credo di
si invece.-
Angel insisteva
ed il vampiro più giovane continuava ad innervosirsi, al contrario di Angel che
era quasi divertito dalla testardaggine del altro vampiro.
-E come la metti
con cento anni di tormento per avere avuto indietro un’anima che non avevi
chiesto?-
-Spike, ti prego,
hai l’anima anche tu, no? Sai perfettamente cosa si prova, e non dirmi che non
è lo stesso inferno, e neanche che siamo diversi perché io ho passato più tempo
a soffrire di te, sai che per due esseri immortali come noi, il tempo non ha
molta importanza. Lo sentiamo scorrere perché lo vediamo negli umani che ci
circondano, ma nel corpo non lo sentiamo veramente.-
-Ma..-
-Smettila, cosa
vuoi ottenere con questa stupida competizione?-
Spike si arrese
ed abbassò le spalle, ed insieme quella sciocca discussione finì.
-Non ne ho la più
pallida idea, è solo che quando mi guardi così io mi sento a disagio, come se
ti aspettassi qualcosa da me.-
-Come ti guardo?-
-Come se..-
Ma Spike non finì
la frase perché le labbra fredde ma morbide di Angel avevano catturato le sue
nel bacio più soffice che avesse mai sentito.
Spike si sorprese
ma lasciò che l’altro lo baciasse dolcemente, gli sfiorasse le labbra, ci
giocasse con i denti, stuzzicandolo, facendogli mancare il respiro.
Poi, per capire
la reazione dell’amico, Angel si allontanò solo di qualche centimetro.
-Come se volessi
baciarmi.-
Angel sorrise al
fatto che Spike sconvolto o assolutamente lucido, ancora doveva capirlo, avesse
finito la frase.
-Ed è così
infatti.-
-Perché? Perché
non c’è nessuno? Perché siamo soli e non hai nessun altro da..-
Ma Angel non gli
permise di continuare, soprattutto adesso, quello che pensava era sbagliato e
doveva convincerlo. Gli afferrò le spalle e facendo in modo che i loro corpi
aderissero, gli prese di nuovo la bocca, con più irruenza.
Questa volta
Spike reagì cercando di liberarsi, muovendosi contro Angel, e sentendo
l’eccitazione affiorare nel suo corpo e nel suo cuore.
Angel lasciò solo
la sua bocca.
-Lasciami, capito
Angel?-
Era arrabbiato?
Sicuramente
Era confuso? Era
palpabile
Era disgustato?
No, questo no, perché aveva sentito bene la reazione del corpo di Spike.
-No.-
-Cosa vuol dire
no? Guarda che ti posso atterrare se voglio. Ricordi la coppa dell’eterno
tormento?-
-Sono innamorato
di te.-
Dio, non pensavo che l’avrei mai detto.
Sorrise perché
dopo tanto tempo e tanta sofferenza poteva finalmente liberarsi di un peso
enorme, la sua paura di amare e di soffrire.
-Che hai detto?-
Era troppo
scioccato per continuare a lottare o solo per pensare di combattere di nuovo
con Angel.
-Hai sentito
benissimo.-
Continuava a
sorridere come se niente fosse, come se fosse la cosa più naturale del mondo
avere Spike tra le sue braccia.
-Ma che cavolo
hai da ridere, eh? Mi stai prendendo in giro?-
-Non ci penso
proprio.-
-Beh, allora
smettila di ridere.-
-OK, scusa, è che
quando si è felici non è facile smettere, sai?-
-Che cosa dovrei
dirti?-
-Quello che vuoi,
credo. Che mi odi, che ti faccio schifo, che te ne vuoi andare.
Quello che vuoi.-
Spike pensava
Come Diavolo fai a stare così calmo, dopo
che mi hai buttato addosso una bomba del genere? Ma ti rendi conto? Ok, adesso
le cose sono parecchio migliorate tra noi, ma…
Angel decise che
era meglio se lo lasciava.
-Pensaci ok? Se
te ne vuoi andare adesso capisco, non ti preoccupare.-
E detto questo
uscì dalla stanza di Spike per andare nella propria.
Ma..
Che cavolo era
successo?
L’aveva
consolato, quando la sua intenzione era quella di fare lo stesso con il vampiro
più anziano; gli aveva detto che erano uguali, che avevano la stessa
sofferenza, poi come se niente fosse l’aveva baciato e gli aveva detto che lo
amava.
Ma dico, sei matto?
Hai perso l’anima?
No, meglio, hai perso il senno, Angel?
Dio e come baci bene, maledizione a te. E
le tue braccia che mi tenevano, da tanto non mi sentivo così protetto e
desiderato.
Era letteralmente
crollato sul suo letto.
Pensaci?
Sono innamorato di te, pensaci?
E che devo pensare?
Magari a quello che provo io. Non ti posso
odiare Angel e non me ne posso andare, c’è Kathy qui, io la amo già come se
fosse mia.
Che faccio, allora? Ti dico che ti amo
anch’io?E sarebbe vero?
Quando eravamo demoni eravamo sire e
childe, ero il tuo subordinato ribelle, la tua spina nel fianco.
Quando ti hanno ridato l’anima ci hai
lasciato, e una parte di me ha perso qualcosa.
Senza anima credevo fosse solo un compagno
di avventure, sangue e morte, un rivale e una specie di amico, anche se non era
certo una parola che si adatti a due
demoni.
Con l’anima ho capito.
Ho capito che ero un vampiro che sentiva meno la solitudine solo quando era
in tua presenza. Litigavamo, ci picchiavamo, cacciavamo, stavamo insieme,
stavamo bene.
E’ per questo che non sono tornato da
Buffy, ora lo so. Non è stato solo per Fred, per vendicarla. Non è stato solo
per la missione, che era la tua e che volevo fosse anche la mia, per la
battaglia finale, per fare ancora una volta la cosa giusta, e magari quella
volta morire insieme, non da solo. Combattendo, da guerrieri, da compagni.
Era stato per te, per ritrovare quella
strana amicizia, quella competizione che ci infiammava un tempo, ci faceva
sentire liberi. Per poter stare con l’unico vampiro uguale a me, quello con
l’anima, per trovare comprensione, forza, condividere il dolore, le scelte
difficili, come quella che abbiamo preso quando è morta Fred.
E allora cosa provo per te, Angel?
Sorrise perché la
risposta era così evidente che lo fece sentire un idiota.
Si alzò e andò da
lui.
La porta era
ancora aperta ed Angel aspettò, guardandolo con apprensione, trepidazione.
-Ho deciso.-
Lo fissava con
uno sguardo impassibile che ad Angel non preannunciava niente di buono.
L’avrebbe lasciato.
Vide che tornava
nella sua stanza, forse per prendere la sacca che aveva preparato in fretta,
senza che Angel sentisse un solo rumore?
Doveva almeno
dirgli addio.
Una volta nella
stanza di Spike si accorse che era vuota.
Entrò con
circospezione, non vedeva alcuna sacca sul letto o per terra, e l’armadio
semiaperto sembrava pieno di vestiti. E non vedeva Spike.
-Spike?-
Se lo ritrovò
dietro e si voltò subito per vederlo negli occhi.
-Ho deciso
Angel.-
-Questo l’hai già
detto.-
Erano a pochi
centimetri l’uno dall’altro.
-Non vuoi
saperlo?-
-Piantala,
Spike.-
-Non sei mai
stato un tipo paziente Liam.-
Spike non diede
neanche il tempo ad Angel di meravigliarsi per avere usato il suo vero nome,
che il vampiro biondo gli prese la nuca e lo attirò a sé in un bacio di fuoco.
Lingue che si
cercavano con avidità, quasi per prendere dalla bocca dell’altro l’ossigeno
necessario per vivere di un respiro di cui non avevano davvero bisogno, non
quanto sentirsi, di nuovo, per la prima volta.
Angel si staccò a
fatica, doveva sapere se era un addio oppure..
-Resti?-
-Sei anche lento,
lo sapevo io.-
Disse sorridendo
sarcastico.
Si abbracciavano
stretti, Spike tenendogli ancora la testa con entrambe le mani ed Angel
trattenendo con forza la vita e la schiena di Spike con le sue, grandi, forti,
possessive.
-Resti, William?-
Spike annuì
piano.
Questo fu
sufficiente perché Angel lo rapisse nell’ennesimo, questa volta interminabile,
bacio.
Si toccavano, si
abbracciavano, volevano memorizzare con il proprio corpo, quello dell’altro,
sentirlo fino in fondo, assaporarlo.
Si baciavano.
Collo, mento, palpebre, guance.
Si spogliavano
freneticamente. La camicia di Angel, la maglietta nera di Spike.
E continuavano a
baciarsi presi da un fuoco divorante, da una luce accecante, quella dei loro
occhi che si sorridevano, finalmente consapevoli dei propri sentimenti,
finalmente liberi di esprimerli.
Una porta che
sbatteva e un leggero fruscio sulle lenzuola di seta di Spike, diedero inizio
alla loro storia.
Poteva fare
ancora così male, ricordare.
A questo pensava
Spike mentre tornavano verso casa, fino a quando non varcarono l’ingresso
dell’hotel, dove una raggiante Fred li aspettava, oddio raggiante mica tanto, a
vedere il suo faccino sconsolato che fissava quella che doveva essere stato il
tentativo di una torta al cioccolato.
-Tesoro, ma che
hai combinato?-
Spike sorrideva
divertito mentre si avvicinava all’amica e cercava di cancellare l’attimo di
solitudine che l’aveva preso inaspettatamente.
Quel tono dolce e
confidenziale riscaldava il cuore di tutti, voleva dire che Spike era parte di
loro, ed ognuno per le proprie ragioni, amavano che un altro vampiro fosse di
famiglia, Fred per prima. E Gunn era contento del rapporto tra la sua ragazza e
il vampiro, sembravano amici, ma anche come se Spike fosse una specie di
fratello maggiore per lei. All’inizio si era sentito un po’ geloso
dell’infatuazione di Fred, ma aveva capito, che in primo luogo non era
assolutamente incoraggiata da Spike, ne ricambiata, e poi perchè ciò che legava
lui e la sua Fred era amore.
Tesoro, così
l’aveva chiamata. Lui dava sempre soprannomi a tutti e si permetteva di dire
qualsiasi cosa. La cosa un po’ infastidì Angel che lo fissava mentre si avvicinava
a Fred.
-Allora? Cosa
dovrebbe essere questa?-
la ragazza alzò
il viso buffo per l’espressione di falso rammarico che dipingeva.
-Non mi prendere
in giro Spike. E’ già tanto che ci ho provato. Sono io la festeggiata,
ricordi?-
-Si ha ragione
lei, vampiro. Sta attento a ciò che dici alla mia ragazza, capito?-
Aggiunse ironico
Gunn.
-Altrimenti cosa?
Mi impaletti?-
-Oh signore, non
lo fare Gunn, che poi mi tocca sentire le lamentele di Cordelia per una
settimana, perchè non riesce a staccare la polvere appicicaticcia dal tappeto
persiano.- Disse Wes.
-Parlavate di
me?-
Entrò dalla porta
principale in tutta la sua esuberanza e incredibile, fresca bellezza.
Cordelia Chase.
Come si faceva a
descriverla degnamente? Incontenibile, elegante e altezzosa, la migliore amica
che Angel potesse avere.
La compagna più
improbabile per Wesley Whindam Price, almeno nella prima versione.
Si, perché stando
con la regina anche il timido e composto ex osservatore era diventato
piuttosto, come dire, maschio. Senza occhiali, barba sfatta, giubbotto di pelle
e camicia da bravo ragazzo, jeans e un accento inglese impeccabile.
Era davvero
affascinante, bisognava ammetterlo.
E incredibilmente
lui e Cordelia avevano cliccato e lei gli aveva insegnato a tirare fuori la
parte più virile di sé, assolutamente necessario se volevi essere l’uomo di
Cordelia. Ed Angel era felice per entrambi e poi questa versione non così
bacchettona del suo amico giovava parecchio anche a lui. Adesso si che poteva
essere un vero cacciatore di demoni e non sembrare il secchione di turno, che
abbatte vampiri e non a suon di libri in testa.
I pensieri che
vorticavano nella mente del vampiro bruno lo fecero sorridere e Spike più di
tutti se ne accorse, convenendo che il suo Angel doveva decisamente ridere più spesso,
era bello da morire.
Ehi, un momento, il suo? No, non il suo,
l’Angel della casa, no così suona troppo cucciolo che scodinzola allegramente,
meglio il suo amico.
In qualunque modo
la mettesse era decisamente troppo uguale a quello del futuro, anche perchè, in
un certo senso, erano proprio la stessa persona.
E per quanto
facesse male, non riusciva a smettere di pensare a lui, all’altro, a entrambi,
molto spesso sovrapponendoli.
Essere cosciente
di ciò lo rabbuiò per qualche istante.
-Tutto bene?-
Gli chiese Fred,
mentre gli altri si andavano a cambiare, per poi scendere a mangiare la torta
che Cordy aveva comprato mentre era via. Come aveva fatto a sapere che
l’avrebbe bruciata? Che fosse stata una visione?
-Si, è ok.-
Ma ovviamente
Fred non gli credette.
-Dai Spike, un
momento sei felice, ridi, scherzi, e a proposito sono un po’ troppo spesso
presa di mira da questi.-
Gli sorrise e lui
ricambiò, ma era un sorriso spento, di convenienza, per farla contenta.
-Ok, basta Spike,
dobbiamo parlare.-
Il vampiro
sollevò lo sguardo stupito nel vedere la piccola Fred impuntarsi e farsi seria.
-Dai , va bene
non ti prenderò più in giro. Cioè non lo farò così spesso..
Magari Wes..-
-Smettila Spike,
ti stai sforzando.-
-A fare cosa?-
-A stare bene, a
fingere, come me e con gli altri. Con Angel.-
Al sentire il suo
nome si irrigidì e Fred se ne accorse.
-E’ lui, vero?-
Ma Spike non
sembrava voler cedere.
-E’ lui che ti fa
sentire così, mi sbaglio? Così a disagio, si direbbe.-
-Non è così.-
-Si, invece.
Guarda come hai reagito solo a sentire pronunciare il suo nome.-
-Dove vuoi
arrivare?-
-Dimmelo tu.-
-E’ difficile e
complicato.-
-Si, si, sempre
la solita storia.-
-Fred.-
-E’ inutile che
usi quel tono da vampiro cattivo con me.-
Va bene, era
testarda davvero. Si arrese.
-Cosa vuoi
sapere?-
Lei lo raggiunse
al tavolo, e sedendo di fronte a lui, gli prese una mano tra le sue.
Spike sentiva una
dolce piacevolissima sensazione, come quando prendeva Kathy in braccio.
-Senti, non
pensare che sia solo insanabile curiosità la mia, ma me ne sono accorta in
questo periodo che sei stato con noi. Sono contenta che siamo così legati che
posso capirti così bene.-
Concluse con un
sorrisetto soddisfatto.
-Ma che
presuntuosa. Cosa credi di sapere?-
Ma lo disse senza
cattiveria stavolta.
-Cosa c’era tra
voi, Spike? Eravate davvero amici? Perché magari ci hai mentito per poter avere
la fiducia di Angel, e fargli proteggere Kathy. E non ti incolperei, lo sai.
Non potrei mai giudicarti, non io, che sono stata pazza per cinque anni.
So cosa significa
avere paura, sentirsi in trappola, non avere via di uscita dalla disperazione.-
-Eravamo amici.-
-Bene, allora che
problema c’è? Non riesci a connettere con l’Angel di adesso? Perché in effetti
percepisco disagio da entrambi.-
-Beh per lui è
comprensibile. Credeva fossi morto, sono tornato, con l’anima e una bambina e
gli ho buttato in faccia una realtà che non gli appartiene. E’ confuso, capisco
che non si fidi di me.-
-Non è questo il
problema. Lui si fida, lo vedo ogni volta che combattete, che tornate e
discutete, che ridete insieme.-
-Come ci vedi?-
-Amici.-
Già e forse è questo il problema.
-Se ci vedi così
non c’è nessun problema no?-
Si alzò in fretta
da non dare il tempo a Fred di capire. Capire che c’era davvero qualcosa che
non andava, e precisamente l’amore che lui soffocava, che cercava di tramutare
in qualcosa che non poteva più essere. Semplice amicizia.
Quando si passa
un certo limite, come avevano fatto loro, era impossibile tornare indietro.
Allora perché diavolo continuo a stare qui?
La risposta è scontata, sono sempre stato un masochista in amore.
-Spike.- Urlò
Fred, ma il vampiro era già sulle scale diretto nella sua stanza per vedere
Kathy.
-Kathy ha bisogno
di me.-
Almeno quanto io ho bisogno di lei.
E scomparve
lasciandola con troppe domande, che sapeva, prima o poi, avrebbero trovato
risposta.
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Era stato
travolgente. Questo era il termine adatto per definire cosa aveva sentito nel
combattere quella sera. Angel era sdraiato nel suo letto e pensava alla serata
appena trascorsa. La festa di Fred era stata divertente tutto sommato, si
perché lui non era mai stato un tipo da party, almeno non da quando aveva
un’anima.
Prima, si
divertiva parecchio e l’oggetto del suo divertimento era il sangue che scorreva
a fiumi, quindi, forse, era decisamente meglio che non fosse più un tipo da
festa. Sorrise, suo malgrado a questo pensiero, perché si disse che sarebbe
stata la tipica frase ironica che avrebbe tirato fuori Doyle in un momento come
questo.
Doyle.
Ogni tanto ci
pensava. Qualche volta ancora ne parlava con Cordelia, ma non spesso.
Forse Cordy
ricambiava i sentimenti di Doyle, ma non avevano avuto tempo a sufficienza per
capirlo. Ed Angel, non volendola ferire, si asteneva dal parlare di lui.
Però ci pensava.
I suoi migliori
amici, la sua famiglia, erano felicemente accoppiati e sebbene volesse
sinceramente bene a tutti, e fosse particolarmente legato a Cordelia e Wes,
comunque sentiva la mancanza del mezzodemone.
Doyle era stato
il primo vero amico, gli aveva indicato la strada da percorrere attraverso le
sue visioni, che poi passò a Cordy, e grazie anche al suo essere così
incredibilmente umano.
Stare in sua
compagnia era irritante ma tremendamente confortante, anche se all’inizio il
vampiro bruno si rifiutava di ammetterlo. Quando Cordelia era rientrata nella
sua vita era diventato più facile abituarsi all’idea.
Quella pazza,
assurda idea di diventare davvero più umano. Di ambire allo shanshu.
Crederci
veramente, per se stesso e non solo per rincorrere un sogno adolescenziale di
amore con la bionda cacciatrice.
Il percorso fino
a quel momento era stato irto di ostacoli, e sinceramente non credeva che ce
l’avrebbe fatta, se avesse dovuto combattere da solo.
Soprattutto
quando perse Connor.
Ma anche prima,
quando Darla era tornata a lui umana, bellissima, fragile ed imperfetta. Aveva
cercato di salvarla, in tutti i modi. Per lei, per lui stesso, perché credeva
che se l’avesse fatto, se avesse cercato di aiutare Darla, avrebbe potuto
credere anche lui di poter cambiare veramente, di poter essere perdonato per i
suoi peccati.
Con Darla umana,
con l’anima, tutto sarebbe potuto diventare migliore.
Tutto sarebbe
stato possibile.
Ma, ovviamente le
sue speranze si infransero, due volte.
Quando perse la
donna per trovarsi di nuovo di fronte ad una vampira, per mano di Drusilla, che
aveva vampirizzato Darla, per salvarla, a suo modo, dal dolore di subire il
peso della propria anima.
E ancora quando
Holthz gli aveva tolto entrambi, e in particolar modo, suo figlio, che non ebbe
mai la possibilità di venire alla luce.
Ed Angel, nel
percorso continuava a perdere pezzi di sé.
Era sempre
l’amico, il campione del bene, cercava di essere sereno, ma non lo era
veramente, non poteva, troppo dolore.
Almeno fino a
questi ultimi mesi.
Questi ultimi
mesi che gli avevano restituito qualcosa, senza che lui se ne rendesse conto.
E dentro di sé,
Angel sapeva perfettamente cos’era.
Spike.
Il sangue glielo
sussurrava, e mentre combatteva, come quella notte, glielo gridava.
Il demone reagiva
uscendo da lui con naturalezza, unendosi al suo vecchio childe per giocare.
L’anima lo teneva a freno e ci riusciva incredibilmente bene, perché Spike
stesso la aiutava. Perché Anche William aveva un’anima e sapevano entrambi
quando scatenarsi e quando invece fermarsi e far tacere il demone dentro di
loro.
Era così rassicurante,
dava sollievo e calore. Erano uguali nel demone e nell’anima.
Poteva essere
sempre se stesso, fino in fondo con Spike.
William gli aveva
chiesto se potevano considerarsi amici e lui non aveva veramente risposto. Ma
adesso che aveva avuto un momento per stare con se stesso e riflettere, era
arrivato alla conclusione che lo considerava veramente tale.
Per quanto in
passato fossero stati nemici, adesso non riusciva a non pensarlo come parte
della sua famiglia, di nuovo, un amico.
Durante la festa
l’aveva osservato, in realtà gli piaceva stare semplicemente a guardare i suoi
amici ridere di cuore, spesso stando in disparte, e godere della loro felicità,
che diveniva la propria.
Aveva visto Spike
scherzare con tutti e tenere sempre in braccio Kathy.
Quando teneva sua
figlia era qualcosa di indescrivibile. Così amorevole e dolce, e il suo sorriso
così luminoso, scaldava il cuore, faceva sentire una piccola fitta.
Il vampiro bruno
pensava che era strano ma non si era mai sentito invidioso di Spike per avere
una figlia. Avrebbe anche potuto non piacergli la situazione, del resto lui non
poteva stare con Condor, forse un po’ avrebbe dovuto essere geloso.
Ma in realtà non
lo era mai stato. L’unico suo desiderio era poter stare accanto al suo amico e
poter condividere la sua serenità. E poi la piccola era adorabile, buffa e
dispettosa come il suo papà. Semplicemente non si poteva non amarla.
E da qualche tempo
Angel e gli altri lo consideravano un po’ come se fosse stato una specie di
zio. E la cosa più bella era stata che Spike era d’accordo con questo.
William gli aveva
concesso di condividere la piccola Kathy con lui.
Si rigirava nel
letto, aveva pensato troppo e non aveva assolutamente voglia di dormire. Si
alzò, bevve un bicchiere di sangue e uscì dalla sua stanza, anche se non sapeva
dove andare.
Camminò per
qualche metro, all’improvviso sentì una voce bassa, profonda, che cantava una
ninna nanna.
Già, una rock, proprio nello stile di
Spike.
S’avvicinò piano
alla porta della camera di William e Kathy e per non disturbarli, si accostò
all’entrata.
-Entra pure.-
Si sorprese e
aprì meglio la porta.
-Mi dispiace.-
-Non l’hai
svegliata. Non preoccuparti, Angel.-
Il vampiro si
alzò dal letto e rimboccò le coperte della bambina, facendo un cenno ad Angel
per farlo entrare, si diresse nella camera adiacente, la propria.
Angel, entrando,
si fermò a contemplare un attimo la bambina che dormiva serena.
Così bionda,
assomigliava davvero tanto a Spike. Se poi immaginava il colore dei suoi occhi
non poteva fare a meno di pensare al vampiro.
Ma quelli di
Spike erano ancora più belli. Lo erano sempre stati. In passato si rifiutava
sempre di riflettere sul suo nemico o fare strane congetture, ma adesso non si
sentiva più così a disagio. Sapeva riconoscere la bellezza quando la vedeva,
del resto in ogni sua vita era stato un esteta. Belle donne, umane, demoni,
vampiri.
Adesso belle
compagne nella lotta, Cordelia, Fred e perché no? Anche Wes nuova versione e
Gunn, forti, virili, capaci.
Ma più di tutti
Spike.
Si diceva che non
era strano pensare che avesse qualcosa più degli altri, era un demone, un
vampiro e aveva un passato centenario, era sicuramente diverso dagli altri.
Aveva molta più esperienza e saggezza dei suoi amici umani.
Non avrebbe mai
creduto di poter usare un termine del genere con Spike.
Ma era vero.
Soprattutto da
quando era tornato da quel futuro che, si vedeva benissimo rimpiangeva ogni
giorno, anche se il più delle volte faceva finta di non pensarci.
Fingeva spesso, e
questo pensiero riempì di tristezza il cuore di Angel.
Poteva ignorarlo,
fare finta che non se ne accorgesse, ma l’aveva notato.
Come poteva
mancargli così tanto il suo futuro se ciò che aveva vissuto era la perdita di
tutti gli amici, e la lotta, che ti priva sempre di qualcosa dentro?
Come poteva
sentire la mancanza del dolore che aveva conosciuto in quel tempo?
Angel non sapeva
come spiegarselo.
Seguì il vampiro
biondo nell’altra stanza.
Spike si stava
spogliando della camicia, e solo in jeans si era seduto sulla poltrona, che era
uguale a quella che aveva anche Angel, e si accendeva una sigaretta.
-Cos’hai? Non
riesci a dormire?-
-No.- Disse Angel
avvicinandosi a lui.
-Perché? Incubi?-
-Niente del
genere.-
-Allora cosa?-
-Non ho niente
che non va, Spike, solo non ho voglia di dormire.-
Spike annuì con
la testa.
-Tu?-
-Io, cosa?-
-Tu non stai
dormendo.-
-Che acuto
osservatore.-
Angel sorrise.
-Dai, sai che
voglio dire.-
-Kathy aveva
difficoltà ad addormentarsi.-
-Capisco.-
Il silenzio che
cadde tra loro non era affatto spiacevole, Spike nel tempo, era diventato un
po’ più riflessivo e taciturno. E con questo Angel poteva almeno condividere il
silenzio.
-Cosa vuoi fare?
Battere il mio record di contemplazione dell’universo?-
Spike sollevò un
sopracciglio e sorrise divertito.
-Non oserei mai
togliere il titolo al campione del rimuginare ventiquattro ore su
ventiquattro.-
Scherzare con
Angel era una cosa nuova, prima lo facevano con una certa ostilità, che adesso
era sparita.
Angel diventò
serio.
-Va davvero tutto
bene?-
-Certo.-
Stai mentendo ancora, lo capisco dal tuo
sguardo, accidenti a te.
-E’ stata una
bella festa.-
Che frase di circostanza, Spike.
Siccome vedeva
che l’espressione di Angel non cambiava neanche di una virgola, aggiunse.
-Mi sono
divertito.-
Angel non ci vide
più, si fece prendere da una sensazione di rabbia, ma non violenta.
Spike mentiva, si
sforzava di essere felice e questo non faceva che deprimerlo di più, spegnerlo
in un certo senso, privandolo di parte delle sua forze. E questo Angel non
poteva permetterlo. William era un campione del bene adesso e un padre, non
poteva distruggersi con le sue stesse mani.
Gli prese la
sigaretta dalla bocca e la buttò per terra. Spike si stupì ma non fece nessun
movimento.
Allora Angel lo
prese per le spalle e lo sollevò di peso, lontano dalla poltrona.
-Che diavolo ti
prende?-
Divincolandosi
dalla stretta di Angel.
-Potrei farti la
stessa domanda.-
-Cosa vuoi dire?-
-Sei strano.-
-Sto benissimo.-
-Non è vero.-
Più Spike cercava
di allontanarsi da Angel, più lui si faceva pericolosamente vicino.
Quando sbattè la
schiena contro la parete vicino alla finestra necrotemperata che avevano fatto
installare qualche settimana prima, Spike capì che non aveva via di scampo
dalla curiosità di Angel, dalla sua sottile sensibilità, dai suoi occhi scuri e
meravigliosamente espressivi della preoccupazione che il vampiro bruno provava
per lui.
-Non puoi andare
da nessuna parte.-
Spike girò di
scatto la testa, alla sua destra.
Angel allungò una
mano verso il viso delicato e spigoloso allo stesso tempo del suo amico. La
grande mano destra si posò sul mento dell’altro vampiro e lo costrinse a
guardarlo di nuovo.
-Ti ho detto che
non puoi scappare.-
Si fissavano con
tale intensità che Spike sentì il cuore esplodere.
-Cosa vuoi da
me?- Disse Spike, con un’espressione di dolore che non poteva più celare, e
questo fece scendere una piccola lacrima dall’occhio sinistro dl vampiro.
Angel la raccolse
con una leggera carezza sulla guancia di Spike.
-Spike, se no mi
dici cosa non va, non posso aiutarti.-
-Non voglio il
tuo aiuto. Di nessuno.-
Lo disse con
decisione e seriamente, ma senza ostilità.
-Lo so,
altrimenti ne avresti già parlato con qualcuno. Almeno con Fred. Non pretendo
che siamo amici dal giorno alla notte ma mi piacerebbe che almeno facessimo
qualche passo in avanti, anche senza usare solo la lotta contro il male, per
capirci.-
-Perché?- Disse
Spike curvando la testa da una parte.
-Perché mi hai
chiesto se ti consideravo un amico, e io non ti ho detto ciò che dovevo.-
-E sarebbe?-
-Che voglio
esserlo, davvero.-
Si spostò
leggermente dal corpo di Spike.
E il vampiro
sentì così fortemente la mancanza del suo corpo che gli rispose male, pur non
volendolo.
-Non voglio che
siamo amici.-
Angel rimase
deluso e confuso.
Ma me l’hai chiesto tu!? Prima mi chiedi
una cosa così importante, mi fai arrovellare il cervello per cercare di capire,
di avvicinarmi a te, e adesso tu mi dici che non vuoi che siamo amici?
-Va bene, come
vuoi tu.-
Fece per
andarsene, ma Spike lo fermò con tutta la forza che aveva. Gli prese il polso e
gli girò la spalla con violenza.
Angel si ritrovò
con il viso di fronte a quello di Spike, ed il movimento era stato così
improvviso che sarebbe caduto, se il vampiro biondo non lo stesse trattenendo
per la vita.
-Scusami.- Gli
soffiò a fior di labbra.
Angel era del
tutto prigioniero, delle braccia di Spike, più sottili delle sue ma altrettanto
forti, della bocca che sussurrava quella parola, del fiato freddo del vampiro e
degli occhi azzurri carichi di talmente tante emozioni che gli andavano dirette
al cervello e all’anima.
Quanta sofferenza stai portando dentro?
Quanti segreti, William?
-Ti prego,
parlami.- Disse Angel allontanandosi di qualche centimetro e sciogliendo
l’abbraccio.
Gli prese il viso
tra le mani.
-Parlami,
William.-
Ma William non
parlò, si avvicinò ad Angel e lentamente, sempre così vicino alle sue labbra,
gli disse:
-Non posso. Non
posso dirti tutto.-
La tensione stava
crescendo tra i due ed Angel non sapeva cosa fare, ma l’istinto di abbracciarlo
e tenerlo a sé era davvero molto forte. Non voluto, sconvolgente, ma
innegabile. Gli ricordava qualcosa che aveva già provato, per un istante,
quando era solo demone, quando l’aveva visto soccombere sotto i colpi di un
demone il doppio di lui, l’aveva soccorso, e una volta tornati a casa si era
occupato di lui. Fece una cosa che non si ripetè mai più. Gli leccò una goccia
di sangue dal labbro ferito, sfiorandoglielo anche con la bocca, mentre Spike
dormiva beato e non si accorgeva di niente.
Si trattenne.
Spike si
allontanò.
Qualche passo,
sempre più lontano da lui.
-Passerà, Angel.
Il tempo lenisce tutte le ferite.-
Non sapendo più
cosa dire e ancora preso dall’emozione Angel decise che era tempo di andarsene.
Senza più parole
camminò nella direzione di Spike, fino a raggiungerlo, e sorpassarlo.
Sulla porta, con
la mano sinistra appoggiata allo stipite, senza girarsi, disse semplicemente.
-Certe volte il
tempo non cambia proprio niente. Buonanotte William.-
Il vampiro biondo
rimase fermo dov’era per più di un istante a chiedersi a che cosa Angel poteva essersi
riferito con quella frase.
L’altro rientrò
nella sua camera, stranito da quello che era successo e dal quel fuggevole
ricordo che all’improvviso era riapparso, confondendolo.
Si sdraiò di
nuovo e cercò di convincersi che non era stato niente, solo un attimo, niente
altro.
Non era successo
niente.
Si era avvicinato
a William un po’ di più. Lui gli aveva
detto che non poteva confidarsi, e quindi Angel decise di rispettare la sua
decisione.
Dargli tempo.
Dare tempo ad
entrambi.
Per conoscersi
meglio, per capire l’altro, senza pretendere niente, senza chiedere alcun
favore in cambio. Ma sempre pronti ad affrontarsi, a discutere, a confidarsi se
necessario, a tacere quando serviva.
Dopotutto non è questo ciò che fanno gli
amici?
FINE