.4.
Era ubriaco. Terribilmente. Avrebbe
certamente rigettato tutto prima della fine della notte.
Ciondolò fino al bagno, si spogliò e si mise
sotto il getto bollente.
“Porca put..” inveii contro la doccia,
uscendo e gocciolando sul pavimento. Allungò una mano e regolò meglio l’acqua.
Quasi un anno e non aveva ancora imparato a mischiare la giusta temperatura.
Freddo, caldo, che c’era di così difficile? Si guardò allo specchio, umido e
stropicciato.
“Sei sexy da morire, tesoro.”
Sorrise amaro, sfasciando la benda e
osservando la ferita.
Occhieggiò ancora l’acqua che scorreva. “E
non sei più il vampiro di una volta.”
Si infilò di nuovo sotto e urlò per il dolore
che si risvegliava ancora e si irradiava dalla mano al braccio.
***
Cosa fare adesso? Angel quanto sarebbe stato
via? Aveva senso una ronda seria, da spaccarsi le ossa, senza il suo compagno?
Pensò che in fondo non cambiava molto dalla
vita che conduceva prima, parentesi ghost esclusa. Combatteva quasi ogni notte.
Beveva in compagnia. Tanto. Andava a donne e si occupava del suo Sire. A suo
modo. Ma ci doveva essere dell’altro da qualche parte. Qualcosa che lo avrebbe
spinto nella direzione giusta. Ma la scelta costava troppo, Spike ne era
consapevole.
La direzione era esattamente quella opposta
in cui avrebbe camminato Angelus.
“Ma si, al diavolo.”
Cosa gli impediva di uscire e divertirsi un
po’? Era quasi il tramonto. Si mise jeans strappati alle ginocchia e giubbotto
di camoscio marrone. Una camicia semplice, bianca. Pulita.
Poteva anche andare a trovare un’amica, no?
Prese le chiavi della moto, spense le luci ed
uscì.
Sulla porta si ritrovò Jessy. Bella, alta e
manco a farlo apposta, bionda fino alla parte alta del fondoschiena. Niente
tacchi, jeans e maglietta attillata con scollo a v.
“Ciao straniero. Appena sveglio?” Mise a
terra la cesta del bucato da fare e si avvicinò per annusarlo.
“Mh. Vedo che hai seguito il mio consiglio.
Il muschio bianco è così..come dire..maschio!”
Lui sorrise, in modalità flirt.
“Apposta per te, bellezza.” Le mise una mano
intorno alla vita e se la spalmò addosso. Erano alti uguali e le sussurrò
all’orecchio “Vuoi provarlo con me la prossima volta?”
Lei si voltò, maliziosa, gli diede un bacio a
schiocco sullo spigolo della guancia e si divincolò.
“Non adesso. Ti faccio sapere, ok?”Riprese la
cesta e scese le scale, sculettando.
“Sempre a tua disposizione, micetta.”
Quando la risata di Jessy diminuì di
intensità, Spike sospirò pesantemente, ricadendo contro la propria porta.
Chiudendo gli occhi ricostruì la sagoma della ragazza, e risalì fino al collo
vellutato e abbronzato. Dove una vena pulsava, eccitata.
***
Si inoltrarono nell’aria fumosa del locale
frequentato un po’ da tutti i generi di demoni conosciuti.
“Come tieni in piedi la baracca da solo?”
Lorne si voltò e si aggiustò il colletto.
“Non è mia, la baracca. E comunque non sono
solo.”
Fermandosi davanti la porta, Lorne si girò
verso Angel, impegnato a sguainare i canini.
“Stai attento. Qui non c’è nessun incantesimo
contro la violenza.”
“Credevo non ti importasse di me.”
“Infatti mi riferisco solo al locale. Me lo
distruggeresti. E io ci lavoro.”
“Si? E cosa fai, di grazia? Di sicuro non
canti.” Lo oltrepassò ed aprì la porta.
La stanza era intrisa di incensi vari e
l’ambiente sembrava un grande Harem, pieno di teli pesanti, colorati e tanti
cuscini.
Angel si inoltrò nell’ambiente, non riuscendo
a riconoscere nessun odore umano e non. Troppo profumo. Stava allerta.
Starnutì, trasformandosi. Ed una risata calda
lo raggiunse.
“Benvenuto, Angelus.”
Il vampiro si bloccò. Davanti a lui c’era una
bambina, di non più di dieci anni. Bruna e con il volto coperto da un cappuccio
bianco, come la veste che portava. Il vestitino le copriva le spalle e le
arrivava alle ginocchia candide, che teneva incrociate.
“Ti prego. Accomodati.”
Angel si tolse il giubbotto, che Lorne prese
e piegò con cura, per poi darlo ad una delle ragazze che comparivano e
scomparivano dalle tende damasco dietro la piccola.
In modo molto reverenziale si accostò alla
bambina.
“Ha bisogno di qualcosa?”
lei sollevò appena il capo. “No, grazie. Puoi
andare.”
Angel si irrigidì solo per un secondo, che a
lei non sfuggi.
“Non temere. Uscirai sano e salvo da qui. E
Lorne ti accompagnerà di persona.”
“Perché lui?”
“Perché credevo che in questo modo avresti
accettato sicuramente. Gli devi una coscienza, dopotutto.”
“Sai molte cose.”
“Più di quelle che vorrei.”
“E allora dimmi. Che posso fare per te?”
“Credevo che il vampiro con l’anima fosse un
gentiluomo.”
“Mai stato. Neanche da vivo.”
Lei gli fece cenno di avvicinarsi di più e
lui lo fece, a suo modo affascinato dai modi garbati di una bambina che
sembrava avesse mille anni dall’energia che emanava.
Le si sedette di fronte, nella sua stessa
posizione.
Improvvisamente fu circondato da un forte
odore di gelsomino che lo incantò. E lo immobilizzò.
Angelus ringhiò, trasformandosi.
E la bimba rise. Un po’ inquietante.
“Che significa?”
“E che non so come potresti reagire. Meglio
essere sicuri.”
Alzò le piccole e delicate mani per sollevare
il cappuccio, rivelando occhi enormi e felini color dell’indaco.
“Ho bisogno del tuo aiuto, angelo mio.”
Angel sentì il cuore fermarsi e l’anima
implodere.
“Dru.”
Fine seconda parte