.3.

 

Sdraiato sulla poltrona di pelle, con le gambe distese alla ringhiera di ferro del balcone, sorseggiava una birra. Rimirava il cielo chiaro, divertendosi a ritrovare il piacere di seguire le forme indefinite delle nuvole.

“Tanti anni e ancora stai con la testa per aria, vero, vecchio poeta?” Concesse al vecchio se stesso. Poi una piccola nuvola coprii per qualche secondo il sole.

 

Era partito in fretta e senza dirgli niente di preciso.

Non che non l’avesse mai fatto in quei mesi di convivenza volontaria, ma le altre volte sapeva dove andava. Da Connor, suo figlio. Dio, era ancora allucinante il fatto che Angelus fosse diventato padre di un ragazzo vero, ma a pensarci bene neanche poi tanto. Quante ne aveva viste nella sua lunga esistenza.

Era quel giovane che era arrossito davanti ad Illyria, mentre lui la testava nella sala combattimenti.

Aveva gli occhi tali e quali a quelli di Darla.

Darla, altra sorpresa. Il demone che non aveva mai fatto niente per nessuno, neanche per se stessa.

Lei, che si suicidava per dare al mondo un’altra anima.

Un umano.

Lei aveva amato completamente. E non aveva l’anima.

Lui pure avrebbe fatto qualsiasi cosa per Buffy o Dru. Anche finire in cenere. Scattò seduto ed esclamò: “un momento, ma è esattamente quello che ho fatto.” E rise.

 

Sembro un matto.

 

Mi sento un pazzo. Dru.

 

Dove sei? Ma ci sei ancora in questo mondo? Non potrei sentire se morissi, lo sai?

 

Come non ho sentito Darla..In effetti non siamo mai stati molto uniti.

 

Una bevuta, una cinghiata, sesso sfrenato.

 

“Alla tua, Darla.”Bevve tutto d’un fiato.

 

***

 

Inchiodò davanti ad un bar un po’ malfamato, fermando la sua corsa. Ambiente ideale per un demone.

Scese infilando l’immancabile giacca di pelle nera, alla quale Cordy aggiustava sempre il colletto prima di uscire. Come fosse stata una moglie premurosa. Strinse tra le labbra la sigaretta soffiata a Spike.

 

Mi manchi in un modo che non riesco neanche a definire.

 

Ed è meglio se non lo faccio.

 

Fece scattare la chiusura di sicurezza e spense la sigaretta schiacciandola con vigore.

“Sempre alla moda, vampiro.”

 

Sempre affascinante.

 

Angelus sbuffò.

“Ciao anche a te, Lorne.”

 

I suoi occhi rossi lo scrutavano indispettiti. Era chiaro che non gli faceva affatto piacere averlo dovuto contattare.

“Se mi devi guardare in quel modo, è meglio che non entri neanche. Spara.”Si appoggiò alla portiera della macchina e incrociò le braccia.

Lorne rilassò le spalle, facendo uscire tutta l’aria dai polmoni. Aveva un completo grigio. Non gli donava.

“Ok. Ricominciamo.”

Si avvicinò alla macchina e si mise vicino al vampiro, spalla a spalla.

Angel non lo guardò.

“Se sono le scuse che vuoi…”

Ma il demone verde lo interruppe.

“Non sei qui per questo. Non so neanche se ci sia tempo per questo.”

La sua ostilità la poteva capire bene. La serietà non proprio. Ma forse era normale per una anima nata per cantare e sondarne altre, che un omicidio potesse cambiare la vita.

Chi poteva dirlo? Lui non si ricordava più cosa volesse dire avere quel tipo di peso. La prima volta che aveva ucciso era stato per amore. E ne aveva gioito.

La prima senza anima era stato giusto. Ma sempre un omicidio, pensando a quegli avvocati divorati dalle sue donne.

Lorne interruppe i suoi pensieri.

“Non ti dimenticare la gente dell’Hyperion.”

Vero, aveva pienamente ragione. Quelli che lo avevano condannato. Impiccato.

“Io lo chiamerei più un omissione di soccorso.” Sorrise, arcuando la bocca un po’ crudelmente.

“Chiamala come ti pare.”

“Gradirei che non frugassi in me, senza permesso.”

Il demone verde alzò le braccia all’aria.

“Come vuoi. Non che mi interessino i tuoi perenni sensi di colpa.”

“Se non ti interessano è perché non ne ho.”

“Ma davvero?”

Angel si irritò. “Cosa pretendete che faccia? Sopravvivo come al solito, ma non mi flagello più. A che serve? A perdere tempo prezioso. Tempo che impiego a pattugliare e ad uccidere cose cattive.”

Cose cattive. Come le definiva Spike. Come le avrebbe chiamate, cantilenando, Dru.

Lorne, suo malgrado, fischiò.

“I miei complimenti, dolcezza.”disse di slancio, pentendosi immediatamente di quel suo cedimento. Di riflesso gonfiò i polmoni e raddrizzò la spina dorsale.

“Grazie.” Rispose Angelus, arcuando un sopracciglio, sorpreso e compiaciuto.

“Ma veniamo al dunque. Ti ho chiamato per una ragione in particolare.”

“Fammi indovinare. La fine del mondo come lo conosciamo?”

Lorne si stupì della leggerezza di spirito del vampiro.

 

Non sembri più tu.

 

Solo il tempo dirà se è una buona cosa.

 

 “Come sta lui?”chiese il paleyano.

“Sta’.”

“Chiaro.”

“Un giorno vorrei che venissi da noi.”

 

Per vederlo. Per convincerlo ad andarsene per la sua strada.

 

“Perché? Ha delle crisi esistenziali?”

Angel ringhiò.

“Sei suscettibile sull’argomento, eh?”

“Lorne, se non hai intenzione di finire con un occhio viola, penserei bene prima di parlare”.

“Violento il nostro Angelus.”

“Vai avanti. Non mi hai detto niente. Facciamo l’alba.”

“Vieni, c’è una persona che ti devo presentare”.

Angel annuì ed entrarono insieme nel locale.