.2.
I suoi occhi. Non ne riconosceva più le
sfumature oscure. Quelle ombre tenebrose. Quella colpa. Erano come scomparse.
Il suo Sire era riuscito a liberarsene. Una volta, mentre stavano insieme di
ronda, gli aveva detto che il fatto che proprio lui avesse vinto lo shanshu lo
aveva liberato di un peso enorme.
Durante la permanenza alla Wolfram&Hart
aveva smesso di credere e poi aveva ritrovato la fede, in parte proprio grazie
alla sua dannatissima spina nel fianco. Spike credeva che si sarebbe spezzato,
sapendo di aver perso l’unica speranza di tornare un uomo normale, battito e
tutto il resto.
“Non era ciò che volevo veramente. Con Buffy,
forse. A comportarmi da adolescente, invece che da vampiro centenario”.
Ma dopo Connor e Darla. Cordelia… E tutti gli
amici perduti. No, non aveva più voglia di essere umano. Al massimo avrebbe
voluto avere le loro vite indietro, non certo la propria.
“Volevo essere libero dalla maledizione e dal
senso di colpa. E questo è in parte possibile.”
All’inizio Spike non gli aveva creduto, ma
giorno dopo giorno, Angel sorrideva. Angel si svegliava con la voglia di fare
del bene.
E tanta di fare l’amore.
Non aveva più rivisto Nina, ma era stato con
delle donne.
Nessuna di speciale come le precedenti, ma a
Spike importava solo che ci provasse.
Spike lo amava ancora. Di più. Fino alla fine
dei suoi ultimi giorni.
Amava ciò che rappresentava, il suo legame
con il passato e con ciò che sarebbe sempre stato dentro, un vampiro biondo e
tanto cattivo. Ma con l’anima.
***
“Dove andiamo?”Gli chiese, strofinandosi la
testa, per la doccia appena fatta.
“Tu da nessuna parte.” Angel faceva le
valigie senza di lui e soprattutto, senza guardarlo.
“Scherzi?” Spike, scattò e gli afferrò il
polso sinistro, in procinto di chiudere la cerniera del borsone nero di pelle.
Se l’era portato via dall’Hyperion con poche altre cose rimaste in piedi, dopo
il fattaccio.
“Angelus.”La tensione gli correva lungo la
schiena. All’improvviso un senso di insicurezza lo colse, come fosse ancora un
ragazzo imberbe di Londra. Cosa assolutamente surreale dato che viveva ormai da
più di un secolo.
Il vampiro si piegò su di lui, a sfiorargli
le labbra.
“Torno.”
Non serviva altro, no?
***
La macchina era piuttosto malridotta, ma i
meccanici demoniaci salvati il mese scorso erano stati molto utili. Guidava
rilassato e pensava a ciò che lo avrebbe aspettato alla fine della corsa.
Pensava a tutto quello che era successo dopo il crollo del palazzo del male. E
si mise a ridere.
“Non avevi mica la presunzione di sconfiggere
tutto il male del mondo, non è vero?” Disse a se stesso, con evidentissimo
sarcasmo. “No, niente del genere, ma magari divorare una bella fetta della
torta, non mi sarebbe dispiaciuto.”Rispose il demone dentro di sé.
Il male..
Manners era stato piuttosto chiaro, l’inferno
non era tanto diverso dalla terra. Ed aveva ragione da vendere. Il male lo si
prende in dosi massicce. E lo distrugge troppo lentamente e di certo, mai del
tutto.
Del resto che fretta aveva ormai? Niente
shanshu da aspettare.
Spike era bellissimo da demone. E continuava
ad esserlo da umano. Non ci sono altre parole per definirlo. Bianco in modo
preoccupante. Ferito. Sembrava un angelo caduto. Le sua lacrime poi.. Gioielli
preziosi. Da cogliere. Assaporare lentamente.
La pelle calda da toccare e le braccia forti
ma umane, da stringere.
“Siamo vivi.” Aveva detto, stringendolo. Ed
il vampiro l’aveva ricambiato con lo stesso entusiasmo, la setssa stanchezza.
All’ombra, le sue mani fumavano e la schiena di Spike era così nuda e calda.
Indifeso. Debole. Mortale.
Dovresti andare via.
Sparire dalla mia esistenza.
“Non posso.”
“Non vuoi. E’ diverso.”
Non ne avevano mai davvero parlato, poche
frasi dette qua e là.
Angel pensava che se ne fosse andato da solo
sarebbe stato meglio. Non l’avrebbe allontanato di sua spontanea volontà. Era
ancora un ottimo combattente, un poeta divertente. Un uomo interessante. Con
cui passare le sere. Le notti a combattere. Le mattine a vegliare. E farsi
proteggere.
Spike era in grado di proteggere anche senza
denti. O spolverino di pelle.
Il suono del cellulare lo riscosse. “Si,
meglio. Rischio di diventare troppo romantico.”
Un sorriso sghembo gli accese il volto.
“Dove sei?”La voce conosciuta non proveniva
da un posto lontano, ma il vampiro crdeva di aver percepito un eco vuoto. Di
indifferenza.
“Sto arrivando.”
“E’ con te?”
“No. Non c’è.” Aveva mentito a Spike, che
aveva scelto di rimanergli a fianco. Beh, tecnicamente non aveva detto balle.
Ma faceva lo stesso, soprattutto dato che avrebbe dovuto raccontargli tutto.
Perché non si nascondeva niente a Spike. Non se ti guardava con quegli occhi.
Da quando era diventato così sensibile a quello sguardo? Da sempre
probabilmente. Da quando era entrato in quella camera di albergo. Con Drusilla.
Ecco un altro buco nel cuore. Non sanabile.
Non un vero e proprio senso di colpa nei suoi confronti. Il desiderio di averla
ancora con sé, piuttosto. Era quello che lo lasciava insoddisfatto. Non era
morta. L’avrebbe sentito, come aveva sentito Spike. E come Spike stesso gli aveva
confidato una volta.
“Sai, ti ho sentito morire. E anche Dru.”
“E cosa hai sentito?”
“Come se galleggiassi. Ed il sangue si
gelasse nelle vene. Come se avessi la certezza che non avrei mai più provato la
sensazione del sangue caldo ribollirmi nelle vene. Come se fossi morto.”
Morto davvero. Una parte, per sempre.
Poi aveva riso ed una lacrima gli aveva
segnato la guancia spigolosa. L’aveva carezzato a lungo, come fosse stato un
cucciolo. Ma non era un cucciolo, era un uomo che per la prima volta dopo secoli
tornava ad avere paura di morire.
“Angelus.”Una voce sottile e chiara gli
risuonò nelle orecchie.
“Si, ti sento.”La mascella si indurì.
“Ti aspetto.”
“Lo so.”Chiuse la comunicazione e impugnò il
volante.
Lo so, Lorne.
Fine prima parte