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I suoi occhi. Non ne riconosceva più le sfumature oscure. Quelle ombre tenebrose. Quella colpa. Erano come scomparse. Il suo Sire era riuscito a liberarsene. Una volta, mentre stavano insieme di ronda, gli aveva detto che il fatto che proprio lui avesse vinto lo shanshu lo aveva liberato di un peso enorme.

Durante la permanenza alla Wolfram&Hart aveva smesso di credere e poi aveva ritrovato la fede, in parte proprio grazie alla sua dannatissima spina nel fianco. Spike credeva che si sarebbe spezzato, sapendo di aver perso l’unica speranza di tornare un uomo normale, battito e tutto il resto.

“Non era ciò che volevo veramente. Con Buffy, forse. A comportarmi da adolescente, invece che da vampiro centenario”.

Ma dopo Connor e Darla. Cordelia… E tutti gli amici perduti. No, non aveva più voglia di essere umano. Al massimo avrebbe voluto avere le loro vite indietro, non certo la propria.

“Volevo essere libero dalla maledizione e dal senso di colpa. E questo è in parte possibile.”

All’inizio Spike non gli aveva creduto, ma giorno dopo giorno, Angel sorrideva. Angel si svegliava con la voglia di fare del bene.

E tanta di fare l’amore.

Non aveva più rivisto Nina, ma era stato con delle donne.

Nessuna di speciale come le precedenti, ma a Spike importava solo che ci provasse.

Spike lo amava ancora. Di più. Fino alla fine dei suoi ultimi giorni.

Amava ciò che rappresentava, il suo legame con il passato e con ciò che sarebbe sempre stato dentro, un vampiro biondo e tanto cattivo. Ma con l’anima.

 

***

“Dove andiamo?”Gli chiese, strofinandosi la testa, per la doccia appena fatta.

“Tu da nessuna parte.” Angel faceva le valigie senza di lui e soprattutto, senza guardarlo.

“Scherzi?” Spike, scattò e gli afferrò il polso sinistro, in procinto di chiudere la cerniera del borsone nero di pelle. Se l’era portato via dall’Hyperion con poche altre cose rimaste in piedi, dopo il fattaccio.

“Angelus.”La tensione gli correva lungo la schiena. All’improvviso un senso di insicurezza lo colse, come fosse ancora un ragazzo imberbe di Londra. Cosa assolutamente surreale dato che viveva ormai da più di un secolo.

Il vampiro si piegò su di lui, a sfiorargli le labbra.

“Torno.”

 

Non serviva altro, no?

 

***

 

La macchina era piuttosto malridotta, ma i meccanici demoniaci salvati il mese scorso erano stati molto utili. Guidava rilassato e pensava a ciò che lo avrebbe aspettato alla fine della corsa. Pensava a tutto quello che era successo dopo il crollo del palazzo del male. E si mise a ridere.

“Non avevi mica la presunzione di sconfiggere tutto il male del mondo, non è vero?” Disse a se stesso, con evidentissimo sarcasmo. “No, niente del genere, ma magari divorare una bella fetta della torta, non mi sarebbe dispiaciuto.”Rispose il demone dentro di sé.

Il male..

Manners era stato piuttosto chiaro, l’inferno non era tanto diverso dalla terra. Ed aveva ragione da vendere. Il male lo si prende in dosi massicce. E lo distrugge troppo lentamente e di certo, mai del tutto.

Del resto che fretta aveva ormai? Niente shanshu da aspettare.

 

Spike era bellissimo da demone. E continuava ad esserlo da umano. Non ci sono altre parole per definirlo. Bianco in modo preoccupante. Ferito. Sembrava un angelo caduto. Le sua lacrime poi.. Gioielli preziosi. Da cogliere. Assaporare lentamente.

La pelle calda da toccare e le braccia forti ma umane, da stringere.

“Siamo vivi.” Aveva detto, stringendolo. Ed il vampiro l’aveva ricambiato con lo stesso entusiasmo, la setssa stanchezza. All’ombra, le sue mani fumavano e la schiena di Spike era così nuda e calda.

Indifeso. Debole. Mortale.

 

Dovresti andare via.

 

Sparire dalla mia esistenza.

 

“Non posso.”

“Non vuoi. E’ diverso.”

 

Non ne avevano mai davvero parlato, poche frasi dette qua e là.

Angel pensava che se ne fosse andato da solo sarebbe stato meglio. Non l’avrebbe allontanato di sua spontanea volontà. Era ancora un ottimo combattente, un poeta divertente. Un uomo interessante. Con cui passare le sere. Le notti a combattere. Le mattine a vegliare. E farsi proteggere.

Spike era in grado di proteggere anche senza denti. O spolverino di pelle.

 

Il suono del cellulare lo riscosse. “Si, meglio. Rischio di diventare troppo romantico.”

Un sorriso sghembo gli accese il volto.

 

“Dove sei?”La voce conosciuta non proveniva da un posto lontano, ma il vampiro crdeva di aver percepito un eco vuoto. Di indifferenza.

“Sto arrivando.”

“E’ con te?”

“No. Non c’è.” Aveva mentito a Spike, che aveva scelto di rimanergli a fianco. Beh, tecnicamente non aveva detto balle. Ma faceva lo stesso, soprattutto dato che avrebbe dovuto raccontargli tutto. Perché non si nascondeva niente a Spike. Non se ti guardava con quegli occhi. Da quando era diventato così sensibile a quello sguardo? Da sempre probabilmente. Da quando era entrato in quella camera di albergo. Con Drusilla.

 

Ecco un altro buco nel cuore. Non sanabile. Non un vero e proprio senso di colpa nei suoi confronti. Il desiderio di averla ancora con sé, piuttosto. Era quello che lo lasciava insoddisfatto. Non era morta. L’avrebbe sentito, come aveva sentito Spike. E come Spike stesso gli aveva confidato una volta.

 

“Sai, ti ho sentito morire. E anche Dru.”

“E cosa hai sentito?”

“Come se galleggiassi. Ed il sangue si gelasse nelle vene. Come se avessi la certezza che non avrei mai più provato la sensazione del sangue caldo ribollirmi nelle vene. Come se fossi morto.”

 

Morto davvero. Una parte, per sempre.

 

Poi aveva riso ed una lacrima gli aveva segnato la guancia spigolosa. L’aveva carezzato a lungo, come fosse stato un cucciolo. Ma non era un cucciolo, era un uomo che per la prima volta dopo secoli tornava ad avere paura di morire.

 

“Angelus.”Una voce sottile e chiara gli risuonò nelle orecchie.

“Si, ti sento.”La mascella si indurì.

“Ti aspetto.”

“Lo so.”Chiuse la comunicazione e impugnò il volante.

 

Lo so, Lorne.

 

 

Fine prima parte